Cronaca

Strage delle Suore Saveriane in Burundi: Svolta dopo 10 anni, arrestato il presunto basista a Parma

Una scia di sangue lunga un decennio, che dal cuore dell’Africa porta direttamente ai cancelli del carcere di via Burla. Nella mattinata di oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Parma hanno tratto in arresto Harushimana Guillaume, 50enne originario del Burundi, accusato di essere una figura chiave nel brutale omicidio delle tre suore saveriane Olga Raschietti (83 anni), Lucia Pulici (75) e Bernardetta Boggian (79), massacrate nel settembre 2014 a Bujumbura.

La svolta definitiva è arrivata grazie a un “input” editoriale. Nel settembre 2024, la presentazione a Parma del libro-inchiesta “Nel cuore dei misteri” della giornalista Giusy Baioni ha riacceso i riflettori su un caso archiviato per ben due volte (nel 2015 e nel 2018).

Sulla base delle nuove rivelazioni e delle testimonianze raccolte dalla giornalista e dalle consorelle delle vittime – mai ascoltate prima dalle autorità burundesi – la Procura di Parma ha avviato una terza fase investigativa lampo. Gli accertamenti hanno squarciato il velo di omertà e terrore imposto dalla polizia segreta del Burundi (la cosiddetta “Documentazione”), ritenuta la vera mente dietro il massacro.

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La ricostruzione dei fatti è agghiacciante:

  1. 7 settembre 2014: Suor Olga e Suor Lucia vengono colpite con oggetti contundenti e sgozzate nel pomeriggio.
  2. Notte tra il 7 e l’8 settembre: Mentre la polizia burundese sorvegliava formalmente l’esterno della missione, gli assassini – rimasti nascosti all’interno – hanno decapitato Suor Bernardetta (rientrata nel frattempo dall’aeroporto), infierendo sui corpi con rituali simbolici e sevizie.

Guillaume Harushimana, all’epoca stretto collaboratore del potente e defunto Generale Adolphe Nshimirimana (capo della polizia segreta), è accusato di aver orchestrato la logistica del delitto. Secondo gli inquirenti, Harushimana avrebbe:

  • Fornito il movente: Riferendo al Generale il (presunto) rifiuto delle suore di curare le milizie burundesi in Congo.
  • Pianificato l’azione: Effettuando sopralluoghi, fornendo agli esecutori camici da chierichetti per mimetizzarsi e consegnando loro le chiavi della missione.
  • Garantito l’accesso: Accompagnando personalmente i killer in auto all’interno del complesso.

Le indagini della Procura di Parma hanno individuato tre possibili cause dietro l’ordine del Generale Nshimirimana: la mancata collaborazione sanitaria delle missionarie, il tentativo di sottrarre il controllo del “Centro Giovani Kamenge” ai Saveriani per gestirne le ingenti risorse o un terribile rito propiziatorio di sangue richiesto dal Generale come auspicio per la propria ascesa alla Presidenza della Repubblica.

Nonostante i crimini siano avvenuti in Burundi, la giurisdizione italiana è scattata poiché l’indagato si trovava sul territorio nazionale (era a Parma per un corso di formazione). Il Ministro della Giustizia ha firmato la richiesta di procedere, permettendo al GIP di emettere l’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi.

L’arresto di Harushimana mette fine a un clima di impunità durato dieci anni, segnato da depistaggi, incendi dolosi a emittenti radiofoniche e l’uccisione di testimoni scomodi in Burundi