Cronaca

Processo Chiara Petrolini: la ginecologa in aula apre all’ipotesi di morte intrauterina

È tornato in aula il processo a Chiara Petrolini, la studentessa 22enne accusata del duplice omicidio premeditato dei due figli neonati, trovati sepolti nel giardino di casa a distanza di un anno e mezzo. Al centro della sesta udienza, la testimonianza di una ginecologa che ha aperto a uno scenario alternativo rispetto all’ipotesi accusatoria.

Il procedimento si svolge davanti alla Corte d’Assise di Parma. Chiara Petrolini, agli arresti domiciliari dal settembre 2024 e sottoposta a braccialetto elettronico, è arrivata in tribunale poco prima delle 9 scortata dai carabinieri. Presente in aula anche Samuel Granelli, padre dei due bambini.

Nel corso dell’udienza sono state ascoltate le testimonianze di amici e familiari, oltre agli interventi dei consulenti medici della difesa e della psicologa che segue l’imputata. Prosegue intanto la perizia sulla capacità di intendere e di volere, disposta dalla Corte presieduta dal giudice Alessandro Conti.

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A deporre è stata la ginecologa Immacolata Blasi, che visitò la giovane alla fine di agosto 2024, quattro giorni dopo un primo controllo effettuato dalla collega Stefania Fieni dell’ospedale Maggiore.

La dottoressa ha spiegato di aver riscontrato uno stato di involuzione uterina, segno che il parto era avvenuto, ma senza rilevare evidenze cliniche tipiche del parto a livello dei genitali. «Non c’erano esiti di lacerazioni», ha dichiarato in aula, aggiungendo che l’aspetto appariva come se la ragazza «non avesse partorito».

Un passaggio centrale della deposizione ha riguardato le possibili cause della morte dei neonati. In base agli elementi clinici osservati, la ginecologa ha affermato che non si può escludere una morte intrauterina, aprendo così uno scenario alternativo rispetto all’impostazione dell’accusa.

La testimonianza rappresenta un tassello rilevante nel quadro probatorio che la Corte d’Assise di Parma è chiamata a valutare, mentre il processo Chiara Petrolini prosegue su uno dei casi di cronaca giudiziaria più drammatici degli ultimi anni nel Parmense.