Sono passati ormai due decenni dall’ultima partecipazione in una competizione europea per il Parma Calcio. È un’assenza che pesa sul piano sportivo, economico e d’identità. La stagione 2006-07 segna infatti l’ultimo approdo in un torneo UEFA per la società emiliana. Nel frattempo la storia dei Ducali è andata avanti tra false promesse, fallimenti, rinascite parzialmente compiute e aspettative che sono state frenate. Fino alla Serie A che non ha più rappresentato un trampolino verso l’Europa ma un punto di approdo senza un vero rilancio. Eppure altre squadre nel frattempo hanno fatto investimenti e sono ritornate alla ribalta europea, come ad esempio la Fiorentina o i corregionali del Bologna. Il Parma intendeva imitare l’esempio dei rossoblu e centrare l’Europa anche solo vincendo la Coppa Italia. Ma questo sembra comunque solo un’utopia: come indicano i più accaniti calciofili e i vari giornalisti di settore, oltre che le previsioni degli esperti e le scommesse sulla Serie A, il Parma rientra ancora tra le squadre destinate a partecipare alla corsa per la salvezza e potrebbe essere così anche l’anno prossimo.
L’ultima in Europa: la stagione 2006-2007
La stagione 2006‑07 del Parma vide l’ultima partecipazione nelle coppe europee. Gli emiliani si qualificarono alla fase a Gironi della Coppa UEFA, oggi Europa League, e andarono avanti superando il turno preliminare e accedendo alla fase successiva prima di uscire. Quella fu un’edizione particolare della Coppa Uefa, alla quale dall’Italia presero parte anche Palermo, Livorno e Chievo Verona. Ma per il Parma fu l’ultima volta dove, dopo essere arrivata prima nel Girone D, fu eliminata a i sedicesimi di finale dallo Sporting Braga. Da allora non vi sono state altre qualificazioni per effetto della posizione in campionato e, soprattutto, per questioni extracampo che ne hanno impedito la partecipazione.
L’esclusione dall’Europa League 2013-2014
Un episodio emblematico del declino recente del Parma è rappresentato dalla stagione 2013‑14. Il club chiuse il campionato di Serie A al sesto posto, posizione che avrebbe consentito l’accesso al terzo turno preliminare della Europa League. Tuttavia la mancata concessione della licenza UEFA per la stagione 2014‑15, a causa del mancato pagamento di contributi IRPEF e ritardi amministrativi, ha impedito la partecipazione alla competizione. Fu un episodio che segnò un punto di svolta, che certificava grossi problemi societari che si protrassero per tutta la successiva stagione, fino al fallimento del 2015.
La proprietà attuale: il gruppo Krause
Dopo essere passato per le mani di gruppi locali e stranieri il Parma, nel 2020, fu acquisito dal Krause Group, gruppo statunitense guidato dall’imprenditore Kyle J. Krause. La proprietà Krause ha mostrato un orientamento alla ricostruzione: valorizzazione del settore giovanile, gestione manageriale più stabile e visione a medio‑lungo termine. Tuttavia, la concreta traduzione in risultati di vertice fa ancora fatica a concretizzarsi.
Cosa manca per brillare di nuovo
Dopo la parentesi della licenza negata e il successivo fallimento societario, il club ha dovuto risalire dalla Serie D fino alla Serie A, con inevitabili conseguenze in termini di progettualità e investimento. La proprietà Krause ha portato maggiore chiarezza, ma l’obiettivo internazionale richiede tempi più lunghi. Il ritorno in Serie A nel 2024 ha richiesto una serie di riflessioni sulla necessità di colmare il gap rispetto ai club di pari storia che oggi accedono alle coppe, come Bologna e Fiorentina, ad esempio. investimenti, struttura operativa, scouting internazionale. Questi sono gli elementi per crescere ma il Parma sta ancora operando in un contesto più modesto, dove serve calibrare le risorse. La qualificazione alle coppe europee oggi richiede non solo una buona stagione ma anche costanza nel piazzamento nella zona alta della classifica. Ma servono anche infrastrutture moderne per aspirare a palcoscenici europei, così da rafforzare il proprio brand e attrarre sponsor e talenti. Tornare in Europa non è un obiettivo immediato, ma nemmeno irraggiungibile e la proprietà ha dimostrato volontà e impegno. Tuttavia, affinché il Parma possa aspirare a quel traguardo, occorre una combinazione di fattori come un progetto sportivo coerente e a lungo termine, con staff tecnico qualificato, ma anche continuità di risultati di pari passo con un bilancio sano e investimenti mirati nella rosa. E quindi ci vuole una governance efficiente e credibile che abbia una visione europea reale e fattibile da portare poi nei fatti e sul campo.
