“La cordata di imprenditori parmigiani guidata dai fratelli Barilla è riuscita nell’intento di salvare l’aeroporto di Parma o, meglio, la società di gestione aeroportuale, Sogeap”.
Lancia la bomba Francesco Dradi Su Parma Parallela.
“Nel pomeriggio di giovedì 26 novembre si è tenuta un’assemblea straordinaria della società di gestione dell’Aeroporto Verdi che ha visto gli imprenditori parmigiani versare una robusta tranche di ricapitalizzazione e acquisire il 75% della Sogeap mentre i soci canadesi di Centerline sono scesi al 25% non sottoscrivendo al momento alcun investimento.
A questo punto è scongiurata la liquidazione giudiziale di Sogeap, su cui avrebbe dovuto decidere domattina, 27 novembre, il giudice fallimentare Enrico Vernizzi” – chiude il lancio.
Il piano De Pascale, sinergie tra gli scali – La rivoluzione degli aeroporti dell’Emilia-Romagna è ormai alle porte. Una prima bozza del nuovo piano regionale è già stata definita e dovrebbe essere ufficializzata entro la fine dell’anno. Una volta presentato, il documento verrà discusso in consiglio regionale e condiviso con l’intero sistema aeroportuale del territorio. “Non è un testo immutabile”, precisa il presidente della Regione, Michele de Pascale. Il nodo centrale della strategia – da lui fortemente sostenuta – è creare reali sinergie tra gli scali, con l’obiettivo di almeno raddoppiare il numero dei passeggeri.
Il concetto espresso da de Pascale è semplice: “Un solo aeroporto non basta. Tutti e quattro sono necessari e devono essere valorizzati”. Il governatore ha chiarito più volte la situazione: “Oggi siamo una delle regioni con il peggior rapporto tra residenti e passeggeri: la nostra strategia aeroportuale ha fallito”.
I numeri parlano chiaro: “Attualmente i quattro scali insieme totalizzano poco più di 10 milioni di passeggeri. Cambiando approccio possiamo arrivare almeno a 20 milioni”, sostiene de Pascale.
Puntare esclusivamente sul Marconi, per quanto importante, sarebbe secondo il presidente “limitante rispetto al potenziale complessivo dell’Emilia-Romagna”. L’obiettivo è intercettare flussi di traffico ben più consistenti, evitando di favorire “gli scali lombardi e veneti”. I confronti sono significativi: “La Lombardia ha più abitanti, ma dispone di cinque volte i nostri voli. Il Veneto ha una popolazione simile alla nostra, ma offre il doppio delle rotte”.
Il primo passo per incrementare il traffico aereo è la detassazione degli aeroporti minori. Si tratta di uno strumento che permette di ridurre o azzerare per le compagnie la council tax, l’addizionale comunale sui voli. La Regione ha già previsto un fondo da 6 milioni di euro per i prossimi tre anni, ma ora serve l’accordo definitivo con il Ministero dell’Economia, atteso a breve.
Con questa misura, “Rimini e Forlì potranno tornare competitivi, anche rispetto alle Marche che hanno già abolito la council tax”, spiega de Pascale. Anche Parma potrebbe diventare più attrattiva per i viaggiatori lombardi, mentre Rimini continuerà a puntare su voli low cost ed eventi fieristici.
Il Marconi, fulcro del sistema aeroportuale regionale, secondo de Pascale potrebbe mantenere l’attuale offerta low cost e potenziare i voli di linea. Tuttavia l’amministratore delegato dello scalo, Nazareno Ventola, appare più cauto: l’idea di una “rivoluzione” che passi per un rafforzamento degli altri aeroporti – come un possibile ruolo di Forlì come seconda pista – non lo convince del tutto. “Non si tratta di aiutare altri scali, ma di creare un sistema che sia sostenibile dal punto di vista del mercato”, sottolinea.
