Cronaca

Via Cavour, salotto o latrina a cielo aperto? FOTOVIAGGIO NELLE DEIEIZIONI CANINE

Dal Duc a Piazza Garibaldi, deiezioni canine non stop. E non solo. Le ordinanze e le leggi ci sono. Ma chi le fa rispettare c’è?

Quella del titolo è la constatazione amareggiata di un turista che un Sabato pomeriggio, lasciata l’auto in viale Mentana davanti al DUC, si è recato a piedi in piazza Garibaldi, infilandosi nella prima via che si è trovato davanti, percorrendo il tragitto più diretto: strada del Naviglio, borgo del Parmigianino, e via Cavour.

Un borgo tipico il primo, con casette ristrutturate e una graziosa piazzetta con cancellata, “l’averta”, dell’ex carcere di San Francesco e un simpatico presepe ricavato in una nicchia per rallegrare l’atmosfera, poi borgo del Parmigianino, in realtà una larga via con palazzi padronali, e infine via Cavour, il “salotto” di Parma. Ma la poesia finisce qui. Perchè per il nostro turista all’ammirazione di questi luoghi si contrappone di colpo una visione ben diversa. Quella della presenza, cospicua e pressoché costante, lungo tutto il tragitto, di deiezioni da evitare sui marciapiedi e di urina maleodorante contro i muri. Una vista veramente avvilente.

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Quasi tutte le deiezioni sono di origine canina, sostengono i negozianti. Che se le ritrovano spesso anche davanti alle serrande alla mattina quando vanno ad aprire il negozio. E, bene o male, ritengono di sapere di chi siano. Quando poi, aggiungono, basterebbe che i conduttori i loro cani li portassero in aiuole o in zone alberate più idonee che ci sono attorno, come nel vicino piazzale della Pace. Anzichè portarli alle sette del mattino in via Cavour quando i negozi sono ancora chiusi. Ed usare lo stratagemma di osservare le vetrine, mentre il cane urina sulle fioriere che ci sono a lato.

E far finta di non avere visto. Non sembra esserci una sola fioriera indenne. Così come i muri dei palazzi e gli stipiti delle vetrine dei negozi. Sono molti di più quelli imbrattati di quelli no. Al nostro turista, percorrendo soltanto un brevissimo tratto di via Cavour, da via Dante alla piazza, è capitato di osservare ben tre cani urinare contro queste fioriere. Uno in fila all’altro. Una situazione di imbrattamento che, purtroppo, non è nuova nella via “salotto” di Parma. Si ricordano infatti gli strenui tentativi di correre ai ripari, con enormi quantità di zolfo che riempivano completamente i muri della Chiesa di Santa Lucia. Di fronte a via Dante. Una visione surreale. Non è da meno la situazione delle deiezioni solide non raccolte. Durante il tragitto il nostro turista ne ha osservate circa una decina, fino a quindici facendo ritorno in viale Mentana percorrendo una parallela. Un po’ troppo. Deiezioni presenti in tutte e tre le vie percorse, alcune ancora fresche, altre pestate con le scarpe e trascinate lungo il marciapiede.

Come si vede nelle foto. O in posizioni particolarmente visibili ed imbarazzanti. Come a ridosso delle sedute bianche a cubetto in via Cavour, all’incrocio tra via Pisacane e la via che porta al Duomo. Una deiezione che, ad occhio, sembra lì da parecchio. O quella di fronte alla Chiesa di San Ludovico in borgo del Parmigianino. A giudicare da quello che si osserva, si direbbe che non sia attivo un servizio di pulizia e di raccolta delle deiezioni da parte dell’azienda della nettezza urbana in queste vie del “salotto” della città. E le deiezioni solide non raccolte e quelle liquide non diluite non rappresentano soltanto una questione estetica di decoro, ma anche igienico sanitaria. Le deiezioni contengono, infatti, germi e parassiti che trasmettono malattie anche all’uomo, e anche gravi.
È noto che la raccolta delle deiezioni canine da parte dei conduttori non è un optional, è un obbligo. Con sanzioni in caso di inosservanza. E la situazione diventa ancora più rilevante a causa dell’aumento esponenziale della popolazione canina avvenuto in questi anni. In cui avere un cane è diventata quasi una moda. Con una media in Italia di un cane ogni quattro persone. E 34 mila cani solo a Parma.
Anche l’attuale amministrazione locale ha ritenuto di emanare nel 2024 una direttiva al riguardo, che vieta di fare urinare i cani su muri, sui portoni e a ridosso degli edifici pubblici, al pari di altri Comuni italiani. Ma, a giudicare da quello che si vede percorrendo le tre vie indicate, sembra che questa ordinanza non la conosca nessuno e ancora meno che venga fatta rispettare. La Polizia Municipale ha un nucleo dedicato a questo scopo?

Vengono fatti controlli nella misura necessaria? Quante multe sono state elevate a distanza di un anno dall’applicazione dell’ordinanza sindacale n. 81 del 12 settembre 2024?

Alcuni Comuni italiani il problema delle deiezioni canine solide non raccolte lo hanno risolto con il tracciamento delle deiezioni canine tramite DNA. Che consente di inviare la multa a casa di chi non raccoglie. Unico argomento, vedersi toccati nel portafoglio, che convince a raccogliere le deiezioni a chi non lo fa. Un metodo che comporta un costo di poche decine di euro per l’intera vita del cane che si deve accollare il proprietario. Una somma non esorbitante, quindi. Pertanto questo metodo dovrebbero averlo già applicato tutti i Comuni Italiani. Invece no. Domandarsi il perchè sorge quindi spontaneo. I proprietari che di nascosto non raccolgono, ma che apertamente avversano il metodo sono tanti ed elettoralmente hanno un certo peso?
Paura di passare per autoritari? Non si sa.

Ma torniamo al nostro turista. Una volta ripresa l’autovettura in viale Mentana, e diretto al casello dell’autostrada, fa una breve sosta al bancomat, all’angolo con via Venezia. Ma anche lì stessa musica. Una deiezione in due pezzi bella in vista sul marciapiede, davanti all’entrata e un altra a lato. Sempre più sconcertato il nostro turista arriva all’altezza del mall Euro torri, fa un giro, vede la pista di pattinaggio e decide di fermarsi per fare pattinare i figlioletti, convinto che almeno li non sarà costretto a stare attento a dove mettere i piedi. E invece no. A lato della pista c’è una aiuola verde dove vengono portati spesso gli amici dell’uomo a quattro zampe, visto che davanti c’è anche un negozio a loro dedicato. Dall’aiuola verde e a seguire lungo il portico di ingresso il nostro turista si trova davanti una deiezione già pestata e trascinata in cinque posizioni. Fino all’ingresso della piadineria dove pensava di mangiare un boccone, insieme alla famiglia. Ma a quella vista la fame gli è già passata.

Chissà cosa avrà pensato il nostro turista dopo questa esperienza a Parma una volta infilata l’autostrada per tornarsene a casa. Avrà forse detto: “Ma che città di… è Parma”? E chi sa che, con tutte le medaglie di latta e i riconoscimenti, anche farlocchi, che da fuori Parma ci vengono messi al collo, prima o poi non arrivi anche quello.