Troppo Thuram per Ndiaye, Pellegrino troppo solo. Le pagelle di Inter Parma.
- Suzuki 6 | Sentinella d’Oriente. Quando il legno trema sotto il colpo di Barella, lui vola a sventare il pericolo con la prontezza di chi non conosce il timore. Governa l’area con autorità, arrendendosi solo davanti all’inevitabile. Il brivido causato da Frattesi svanisce nel vento, lasciandolo incolpevole mentre raccoglie il pallone in fondo al sacco.
- Circati 5,5 | Il filo spezzato. Danza sull’orlo del precipizio per novanta minuti, cercando di arginare le onde nerazzurre che si infrangono sulla sua posizione. Resiste, combatte, ma nel calcio la distrazione è un peccato capitale: perde il radar su Mkhitaryan e il castello di sabbia crolla proprio sul più bello.
- Troilo 6,5 | Il baluardo. In una serata di tempesta, lui è la roccia. Ingaggia un duello fisico e d’anima con Esposito, uscendone spesso vincitore. Cuce strappi, tappa falle e muove il pallone con la nobiltà di chi sa che il carattere conta quanto il talento.
- Ndiaye 5 | Eclissi. Dopo aver brillato, oggi il sipario cala in anticipo. Un sonno improvviso sul vantaggio dell’Inter permette a Thuram di scivolare via come un’ombra. Manca il riflesso, manca la lettura: una serata di nebbia in cui il raddoppio avversario lo trova ancora spettatore.
- Delprato 6 | Soldato di confine. Di fronte ha Dimarco, un vento che soffia costante e insidioso. Lui non arretra, accetta il confronto e, pur senza voli pindarici, mantiene la rotta con la dignità del capitano che non abbandona mai la postazione.
- Bernabé 6 | L’architetto del respiro. Quando il pallone scotta, lui lo trasforma in ossigeno. Disegna traiettorie che permettono ai suoi di risalire la china, subendo colpi per la causa. Esce stremato, lasciando il posto a Sorensen (sv).
- Nicolussi Caviglia 6,5 | L’ascesa del pensiero. Gioca con la sicurezza di chi sta finalmente trovando il proprio posto nel mondo. Ogni scelta è lucida, ogni recupero è una boccata d’aria. Unisce i punti con l’eleganza di un geometra che non teme il traffico del centrocampo interista.
- Keita 6,5 | Il guerriero infaticabile. Le grandi sfide sono il suo pane. Divora chilometri, morde le caviglie e non abbassa mai lo sguardo nei duelli rusticani. Un’energia pura che si spegne solo al cambio per Ordonez (6), che entra con il compito di tenere uniti i frammenti di una squadra ormai stanca.
- Valeri 5,5 | Sotto la scure del colosso. Dumfries è un gigante che corre e lui, piccolo Davide senza fionda, soffre la disparità fisica. L’esperienza lo aiuta a non affondare, ma gli strappi dell’olandese sono ferite difficili da rimarginare. (Dall’85’ Carboni sv).
- Strefezza 6,5 | Luce nel traffico. Il Parma trova ritmo solo quando lui tocca la sfera. Si abbassa, cuce il gioco, si sacrifica in un moto perpetuo che è poesia e sudore allo stesso tempo. Il faro che non smette di lampeggiare fino all’uscita per Almqvist (sv).
- Pellegrino 5,5 | L’isola deserta. Aspetta un rifornimento che arriva col contagocce e, quando accade, la mira è imprecisa. Si muove nelle pieghe del match senza mai riuscire a graffiare, prigioniero della difesa nerazzurra e dei propri errori di misura.
- Elphege 6 | Il fantasma del gol. Entra e, per un istante, il cuore di San Siro si ferma. Segna ancora, ma la bandierina dell’assistente strozza l’urlo in gola: un fuorigioco millimetrico gli nega la gioia, ma la sua fame resta un segnale per il futuro.
