Parma Calcio

Parma, ecco Guaita: “Mi manda Mauricio Pellegrino, papà di Mateo. Porto la mia esperienza al servizio del Parma”

Una chiamata improvvisa, arrivata in un momento delicato della stagione, ha riportato in campo un portiere di grande esperienza. L’infortunio grave di Suzuki ha cambiato i piani della squadra e aperto le porte a un innesto last minute. «È una situazione complicata – ha spiegato – quando al mio agente hanno chiesto se ero disponibile a dare una mano, sono arrivato il prima possibile. Ora sono pronto a dare il mio contributo».

L’obiettivo è chiaro: aiutare il gruppo e conquistare la salvezza in Serie A, traguardo imposto anche dallo staff tecnico guidato da Cuesta. «Non lo conoscevo – racconta – ma ha una grande voglia, trasmette molto ai giocatori e ha obiettivi chiarissimi: restare in Serie A».

Tra i primi incontri nello spogliatoio, quello con Mateo Pellegrino ha avuto un sapore speciale. «Ho detto subito a Mateo che suo padre, Mauricio Pellegrino, mi aveva allenato al Valencia. Di lui ho ricordi bellissimi anche da bambino, quando era giocatore. Mateo sta facendo molto bene: con il Verona ha già segnato due gol».

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«Questo tipo di chiamate non se le aspetta mai nessuno, perché arrivano sempre a causa di un infortunio. Il mio augurio è che non capitino più», ha aggiunto. Nonostante ciò, la preparazione non è mai mancata: «Non giocavo dal 24 maggio, ma mi sono sempre allenato. In estate ho avuto contatti, però nessuna offerta mi convinceva. Ho aspettato».

Ora la priorità è l’inserimento: comprendere la lingua, lo stile di gioco, i compagni. «Mi stanno rendendo tutto facile, c’è un grande staff e una bella squadra. Spero di essere disponibile il prima possibile».

Il soprannome “El mejor” lo accompagna da anni. «Non so da dove venga – racconta sorridendo – ma nei posti in cui sono stato sono sempre rimasto a lungo e l’affetto dei tifosi è la cosa più bella. Poi è sempre l’allenatore che decide l’undici titolare».

Gli anni passano, ma la passione resta intatta: «Vedo tanti giovani iniziare la carriera, ma a me la voglia non passa. Non conoscevo il campionato italiano, però tanti colleghi me ne hanno parlato bene. Ho dovuto cambiare lingua e spostare la famiglia, ma siamo qui e sono pronto».

Parole importanti anche per Corvi: «A Verona sapevo che per lui era una partita speciale. Non era facile, ma ha fatto una grande prestazione e si è meritato gli applausi. Spero continui così».

Da veterano del gruppo, sente la responsabilità di essere un punto di riferimento: «Io sono un esempio per loro, ma anche loro lo sono per me. Conta la fame di giocare e la voglia di costruirsi una bella carriera. Ci aiutiamo tutti».

«Vogliamo migliorarci tutti, come persone e come giocatori. Io voglio collaborare di più e giocare il minutaggio più alto possibile. E se non posso aiutare in campo, voglio farlo fuori dal campo, soprattutto nei momenti di sconforto dei compagni».

Infine, uno sguardo al passato per capire il presente: «I miei riferimenti sono sempre stati Santiago Cañizares, con cui ho condiviso lo spogliatoio a Valencia, e Iker Casillas, avversario e fonte di ispirazione. Da Cañizares ho ricevuto tantissimi consigli e oggi cerco di fare lo stesso con i più giovani».

Una nuova avventura, dunque, tra esperienza, sacrificio e voglia di restare decisivi. La Serie A attende il suo nuovo protagonista.