Cultura

Merchandising aziendale: quando un gadget diventa strategia di marketing

Basta guardarsi intorno durante una manifestazione per capirlo subito: ci sono magliette che le persone indossano volentieri anche mesi dopo l’evento, e altre che finiscono dimenticate in un cassetto. La differenza? Non è questione di budget, ma di scelte concrete: il tipo di tessuto, come calza addosso, il design. Dettagli che sembrano secondari ma che alla fine incidono su tutto.

Perché diciamocelo: il merchandising funziona davvero solo quando chi lo riceve lo vede come un regalo utile, non come l’ennesima maglietta promozionale da nascondere nell’armadio. E questo dipende soprattutto dalla qualità del prodotto base, molto più che dal logo stampato sopra.

Tessile sì, ma solo se fatto come si deve

Le penne finiscono l’inchiostro e si buttano, i portachiavi si perdono, le shopper si bucano al primo carico della spesa. Un capo d’abbigliamento invece può durare anni. Le magliette personalizzate vanno per la maggiore proprio per questo motivo: costano relativamente poco, stanno bene ovunque e danno spazio al marchio senza trasformare chi le indossa in un cartellone pubblicitario.

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Ma c’è un errore (se così possiamo definirlo) che molte aziende sottovalutano e commettono, ovvero non effettuare un ordine massiccio, perdendo così l’opportunità di ottimizzare sia i costi ma anche i tempi.

Quando si sponsorizza un evento si tiene in considerazione che saranno molti i partecipanti, poi ci sono da considerare i dipendenti che presenzieranno lo stand e infine, anche una buona fetta di amici e familiari che vorranno avere il gadget. Ed è partendo proprio da questa osservazione che la soluzione migliore è effettuare un ordine di grandi quantità, si ottiene un risparmio economico (più acquisti meno spendi) , si evita di rimanere senza scorte sia per l’evento in corso ma anche per i futuri eventi, se avanza qualche maglietta la si può tenere in serbo per omaggiare un nuovo cliente e soprattutto, il brand ha molte più probabilità di circolare ed essere visto, sempre per la legge dei grandi numeri: meglio una maglietta in più nell’ordine che rimanere senza proprio quando serve.

E poi c’è la questione taglie, che tutti sottovalutano. Quante volte si vedono ordini fatti solo di L e XL, partendo dal presupposto che largo vada bene per tutti? Ecco, è esattamente il contrario: le donne non le mettono perché cadono male, i ragazzi le trovano informi, chi ha corporature diverse le lascia nel cassetto. Distribuire bene le taglie dalla S alla XXL non costa niente in più, ma cambia completamente quante persone useranno davvero quello che hanno ricevuto.

Eventi locali: quando la visibilità continua dopo

Nel territorio parmense gli eventi non mancano mai. C’è un’azienda di logistica della zona che ha fatto le cose per bene: per tre anni ha sponsorizzato un torneo di basket giovanile, ma invece di mettere il logo gigante sul petto ha optato per qualcosa di piccolo sulla manica, curando molto la qualità del tessuto tecnico. Risultato? I ragazzi continuano a indossare quelle magliette per allenarsi anche a distanza di mesi, il marchio gira per tutte le palestre della provincia e l’investimento si moltiplica da solo.

Stesso torneo, anno diverso, altra azienda con una scelta completamente opposta: magliette economiche con una stampa gigante sul petto e un tessuto che dopo un paio di lavaggi si è rovinato completamente. Quelle magliette sono state indossate solo il giorno dell’evento e poi abbandonate, nonostante il budget fosse simile a quello dell’altra sponsorizzazione. La differenza sta tutta nella qualità del prodotto base, che determina se l’investimento continua a dare visibilità oppure finisce dimenticato in un angolo.

Le piattaforme online hanno cambiato tutto

Fino a poco tempo fa ordinare prodotti personalizzati significava lunghe attese, preventivi alti e l’obbligo di acquistare grandi quantità anche quando non servivano. Fortunatamente tutto questo è cambiato: le piattaforme online permettono ora di personalizzare anche un singolo pezzo.

Una tazza per il collega che va in pensione, una maglietta per il proprio partner, una borraccia per un amico. Questa flessibilità ha rivoluzionato anche l’approccio delle aziende, che prima si ritrovavano magazzini pieni di gadget inutilizzati che bloccavano budget per altri eventi. Una palestra che organizza open day mensili, ad esempio, può ordinare ogni volta un numero ridotto di magliette o borracce, testare materiali diversi e grafiche nuove, capire cosa funziona meglio e puntare su quello nelle forniture successive. Niente sprechi, niente stock dimenticati, solo ciò che serve davvero.

Sostenibilità: non è marketing, è coerenza

A Parma la sensibilità ambientale è piuttosto alta, e si vede anche nelle richieste di merchandising. Le cooperative sociali vogliono cotone biologico certificato, le associazioni ambientaliste controllano le etichette prima di ordinare. Non è greenwashing, è proprio coerenza.

Se si distribuiscono magliette di scarsa qualità durante un evento sulla sostenibilità, la contraddizione salta all’occhio immediatamente. Meglio spendere qualche euro in più per prodotti che durino davvero nel tempo e che rispettino standard ambientali verificabili. Anche perché un gadget che dura tre mesi non è sostenibile per definizione, qualunque materiale si usi.

Il merchandising fatto bene costa, è chiaro. Ma costa molto meno di una campagna pubblicitaria tradizionale e, se lo si progetta in modo strategico, dà un ritorno prolungato nel tempo. L’importante è spostare il focus dalla quantità all’utilizzo reale: una maglietta che viene indossata genera più visibilità di dieci che restano nell’armadio.