Si chiamava Matilde, aveva quindici anni e una vita davanti. Ma è finita in una sera bollente di Agosto, in un appartamento di Via Emilia Est, con una dose letale di MDMA. Per la sua morte gli indagati erano quattro: la ragazza, parmigiana, 20enne, che procurato la droga, due ragazzi parmigiani, all’epoca dei fatti minorenni, le cui posizioni sono state stralciate, e l’amico, anche lui 20enne, a casa del quale è morta, con il quale ha assunto la droga.
La racconta la Gazzetta di Parma, che ricostruisce quella notte. Grazie a 4 video girati dall’amico, gli inquirenti sono risaliti a quella giornata, dal pomeriggio passato da Matilde con il 20enne, gli spostamenti per comprare l’Mdma, poi il ritorno a casa dell’amico. E l’assunzione dei cristalli, sciolti in acqua.
Matilde aveva paura di sentirsi male, ma il ventenne la rassicurava. Finchè la situazione non è diventata grave, e lui ha chiamato due amici, cercando aiuto, forse anche cocaina per farla riprendere. Poi i due se ne sono andati, forse Matilde era già morta. Il ventenne, origini moldave, è andato a dormire, chiamando i soccorsi solo la mattina dopo.
Ora per lui accuse pesantissime: omicidio preterintenzionale, da riqualificare in subordine in morte come conseguenza di altro reato, ovvero la cessione di droga, ma anche omissione di soccorso e spaccio.
