Nelle province di Parma e Reggio Emilia, i carabinieri del gruppo per la Tutela ambientale e la sicurezza energetica di Venezia e del gruppo carabinieri Forestale di Parma, con il supporto dei comandi provinciali territoriali competenti e del 13° nucleo elicotteri di Forlì, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo. La misura è stata disposta su richiesta della procura della repubblica – direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo (D.D.A.A.), che tra il 2022 e il 2026 ha coordinato articolate attività investigative svolte in stretta sinergia con la compagnia carabinieri di Parma e sviluppate dal Noe di Bologna e dal Nipaaf di Parma.
Il quadro investigativo e le ipotesi di reato
L’indagine avrebbe smantellato una rete dedita alla gestione illecita e al traffico di ingenti quantità di rifiuti metallici, ferrosi e non, oltre a veicoli fuori uso. Secondo l’accusa, alcuni titolari di ditte individuali della provincia di Parma, attive nel commercio di rottami, raccoglievano scarti ferrosi presso piccole e medie aziende, officine, cantieri e privati, utilizzando autocarri solo in parte iscritti all’albo nazionale dei gestori ambientali o del tutto privi delle autorizzazioni necessarie per le categorie trasportate.
I materiali venivano poi conferiti in quattro aree di stoccaggio non autorizzate, prive di pavimentazione impermeabile e di sistemi idonei a prevenire la percolazione di sostanze pericolose, come oli esausti. In tali siti si sarebbero effettuate cernita, smontaggio, riduzione volumetrica e separazioni in violazione della normativa sul trattamento dei rifiuti.
Successivamente, al fine di reimmettere i componenti nel circuito legale ostacolandone la tracciabilità – in taluni casi mediante la falsificazione dei formulari di identificazione dei rifiuti (Fir) – i materiali venivano trasferiti e ceduti a quattro imprese compiacenti di recupero, con sede tra le province di Parma e Reggio Emilia. Per i loro legali rappresentanti è ipotizzato il concorso nel reato per l’indebito vantaggio economico ottenuto dall’acquisto di merce trattata in modo illecito.

I numeri e i profitti
Il monitoraggio dei flussi veicolari ha consentito di quantificare la portata del fenomeno: nel solo 2023 sono stati documentati 500 trasporti irregolari in uscita dai siti non autorizzati, per oltre 650 tonnellate di materiali movimentati. Il giro avrebbe generato profitti illeciti stimati in circa 300.000 euro, calcolati su un valore medio di 330 euro a tonnellata per ferro e acciaio, oltre al risparmio derivante dall’omissione delle cautele.
Le misure eseguite
Nel registro degli indagati figurano 20 persone fisiche e 4 società, ritenute responsabili, a vario titolo e in concorso, del delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Accogliendo il grave quadro indiziario prospettato dalla D.D.A.A. e per interrompere la prosecuzione delle condotte inquinanti e il flusso dei proventi, il G.I.P. del Tribunale di Bologna ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di:
– quattro siti di stoccaggio non autorizzati nei comuni di Langhirano, Neviano degli Arduini e Corniglio;
– sei autocarri Iveco Fiat impiegati, secondo l’accusa, per i trasporti privi di idoneo titolo autorizzativo.
Contestualmente, i Carabinieri hanno eseguito perquisizioni personali e locali nei confronti di tutti gli indagati e delle aziende coinvolte, acquisendo documentazione utile e notificando gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari.
Per la conservazione e la gestione dei beni immobili sottoposti a vincolo reale, il G.I.P. ha nominato un amministratore giudiziario.
