Era fuggito dal carcere di Via Burla nel 2013, tagliando le sbarre con un filo diamantato. Ora ha fatto bis, anzi poker, fuggendo da Opera.
La fuga sarebbe il risultato di un piano preparato da mesi, con l’utilizzo di attrezzature reperite all’interno dell’istituto, tra gli attrezzi da lavoro dei detenuti e una dieta mirata a perdere peso. Sega, lima, pinza, pezzi di metallo e alcune chiavi inglesi. Si è creato un varco tra le grate. Poi ha accumulato lenzuola per calarsi dai 15 metri di altezza. Ha usato alcuni manici di scopa con nastro adesivo per scavalcare la cinta muraria di sei metri. Toma, alto un metro e 65, si sarebbe infatti dimagrito appositamente per riuscire a passare attraverso un varco di pochi centimetri ottenuto segando le sbarre. Il suo compagno di cella, incapace di ridurre il proprio peso allo stesso modo, ha rinunciato.

Nella sua scheda personale è indicata una sorveglianza elevata per rischio di evasione, motivo per cui era stato trasferito da Sassari a Opera. In Lombardia sono stati predisposti posti di blocco, temendo che possa lasciare il Paese grazie ai suoi contatti legati alla criminalità albanese. Le immagini di videosorveglianza lo mostrano mentre si allontana a piedi verso le 6.30; poche ore dopo, in una piazzola della tangenziale, è stato trovato un furgone abbandonato, possibile punto d’incontro con un complice.
Toma sarebbe riuscito a procurarsi, nelle aree di lavoro interne, una sega, una lima, una pinza, pezzi di metallo e alcune chiavi inglesi, che gli hanno permesso di creare il passaggio tra le grate. Ha poi utilizzato lenzuola annodate per calarsi da un’altezza di quindici metri e alcuni manici di scopa avvolti nel nastro adesivo per superare la cinta muraria alta sei metri. L’allarme non sarebbe scattato e la sua assenza è stata notata solo verso le otto, quando gli agenti hanno trovato la branda vuota. Toma avrebbe scelto la domenica proprio perché il personale in servizio è ridotto. Una dinamica simile aveva caratterizzato anche la sua evasione dal carcere di Parma nel febbraio 2013, realizzata con un filo diamantato.
Nel 2009 Toma era scappato dal carcere di Terni approfittando di una partita di calcio interna. Nel dicembre 2013, dal penitenziario di Lantin vicino a Liegi, aveva utilizzato una Opel grigia guidata da un complice, parcheggiata nell’area dei fornitori. Quando un agente si era avvicinato per far spostare l’auto, tre uomini lo avevano immobilizzato. Contemporaneamente, nel cortile, alcuni detenuti avevano provocato un’esplosione simulata per distrarre la sorveglianza, mentre altri avevano formato una piramide umana che aveva consentito a Toma di arrampicarsi e oltrepassare il muro.
Toma deve scontare complessivamente 24 anni di reclusione per condanne legate a rapine in villa, furti e detenzione di armi e droga. Quella di Opera è la sua quarta evasione.
