Sotto pressione per un finto attacco hacker, l’uomo ha versato migliaia di euro. I veri militari lo hanno sorpreso ancora al telefono con i truffatori.
Una telefonata allarmata e il tempestivo intervento delle forze dell’ordine hanno permesso di interrompere una complessa truffa e di identificare i presunti responsabili. I Carabinieri della stazione di Neviano degli Arduini hanno deferito in stato di libertà sei persone – tre italiani e tre stranieri residenti nel Nord Italia, di età compresa tra i 19 e i 70 anni – con l’accusa di truffa aggravata ai danni di un correntista locale.
La vicenda ha preso il via a metà giugno a Traversetolo, quando la direttrice di un istituto di credito ha notato una serie di bonifici insoliti e ripetuti da parte di un cliente. Insospettita dai movimenti, la responsabile ha chiesto spiegazioni all’uomo, sentendosi rispondere una frase che ha fatto immediatamente scattare l’allarme: il cliente ha infatti asserito di essere in linea proprio in quel momento con i “Carabinieri di Parma”, che lo stavano guidando nelle operazioni.
Capito al volo il tentativo di raggiro, la direttrice ha allertato i militari di Neviano. Una pattuglia si è fiondata a casa del correntista, trovandolo ancora al telefono con il sedicente interlocutore. Quando il capopattuglia ha preso la cornetta intimando al finto carabiniere di identificarsi con nome, grado e reparto, l’impostore ha riagganciato bruscamente, ponendo fine alla messinscena.
Le indagini successive hanno svelato un modus operandi tecnologico e spietato. La vittima era stata agganciata tramite un SMS che segnalava un falso addebito di 3.000 euro. All’interno del messaggio compariva un numero di telefono apparentemente identico a quello della reale caserma di Parma, un effetto ottenuto tramite la tecnica informatica dello spoofing (la manipolazione dell’identità del chiamante).
Un finto maresciallo, mostrando un tono autorevole e persuasivo, aveva poi convinto l’uomo che il suo conto fosse sotto un grave attacco hacker. Sfruttando lo stato di panico e la pressione psicologica, il truffatore lo aveva spinto a mettere al riparo i propri risparmi trasferendoli su quattro conti correnti definiti “sicuri”, ma in realtà riconducibili alla banda.
Grazie all’analisi dei flussi bancari, dei tabulati telefonici e all’incrocio dei dati, gli investigatori sono risaliti ai sei sospettati, per i quali è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica.
