Cronaca

“Disbosca” per procurarsi la legna multato per 10.600 euro

Controlli nel Parmense da parte del gruppo carabinieri forestali di Parma.  A fine maggio, il nucleo di Salsomaggiore è intervenuto a Tabiano per verificare la regolarità di alcune operazioni di taglio boschivo. Dagli accertamenti è emerso che un sessantenne residente fuori regione, legale rappresentante di un’impresa, avrebbe effettuato un consistente abbattimento di piante di robinia e pioppo. L’attività era stata dichiarata come “autoconsumo”, regime agevolato che consente ai privati il prelievo di modeste quantità di legna per uso strettamente personale. Secondo le verifiche, tuttavia, il quantitativo effettivamente prelevato avrebbe superato ampiamente il limite di 25 tonnellate annue, trasformando di fatto l’intervento in un taglio di natura commerciale non autorizzato. Per tale presunta violazione è stata comminata una sanzione superiore a 10.600 euro.

L’attenzione si è spostata in Alta Val Taro, nel comune di Tornolo. Qui, il nucleo di Borgotaro ha intensificato l’attività di contrasto al bracconaggio. Durante le ispezioni è stato individuato un cinquantenne in possesso di attrezzature destinate alla cattura di fauna selvatica: due gabbie-trappola vietate dalla normativa vigente. A suo carico è stata elevata una sanzione pari a 516 euro e la vicenda è stata segnalata all’autorità amministrativa. Nel comune di Varsi, si è conclusa un’ ispezione a tutela delle acque e del suolo, condotta dal nucleo di Bardi in sinergia con i tecnici di Arpae. Iniziati in primavera presso un’azienda agricola della Val Ceno, i controlli hanno evidenziato presunte irregolarità nella gestione dei reflui zootecnici.

Il presunto responsabile, un trentottenne italiano legale rappresentante dell’azienda, avrebbe omesso l’adeguamento delle strutture di stoccaggio degli effluenti d’allevamento (letame e liquami). Tale inadempienza comporta un potenziale rischio ambientale rilevante: la corretta tenuta e impermeabilizzazione delle vasche è infatti obbligatoria per evitare infiltrazioni nel suolo e l’inquinamento delle falde e dei corsi d’acqua. È stata pertanto contestata una sanzione superiore a 2.000 euro.