Si chiude a Catania la lunga parabola criminale di Giuseppe Sciacca, 47 anni, figura di spicco della galassia anarchica italiana noto negli ambienti come il “bombarolo”. L’uomo è stato intercettato e arrestato dagli agenti della Digos la sera del 21 marzo, subito dopo il suo rientro in Sicilia da Roma, dove risiedeva da tempo. L’operazione è scattata in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Torino, che ha determinato una pena complessiva di 4 anni e 5 mesi di reclusione a seguito di una condanna definitiva pronunciata dalla Corte d’assise d’appello.
Il legame tra Sciacca e la nostra città risale al 2008, anno in cui fu arrestato per il lancio di ordigni esplosivi contro la sede della Polizia Municipale di Parma, un episodio che segnò profondamente la cronaca locale. Quell’attentato fu solo una delle tappe di un percorso giudiziario iniziato già nel 2004 con un attacco incendiario contro una caserma dei Carabinieri a Catania e proseguito con pesanti segnalazioni della Digos di Trento per danneggiamenti e lesioni durante le proteste contro la “Cittadella Militare di Mattarello”.
Negli anni più recenti, il profilo di Sciacca è emerso con forza nelle indagini torinesi dell’operazione “Scintilla”. Nel novembre 2019 fu infatti arrestato per aver inviato, tre anni prima, un plico esplosivo alla sede romana della Ladisa Ristorazioni, azienda fornitrice del Centro di permanenza per i rimpatri di Torino. In quell’occasione, a incastrare l’anarchico furono le tracce del suo DNA rinvenute sulla confezione del pacco bomba. La sua attività sovversiva non si è però limitata ai confini nazionali: tra il 2021 e il 2023 Sciacca è stato protagonista di diverse iniziative dell’area antagonista in Spagna, finendo sotto indagine a Barcellona per il ritrovamento di materiale esplodente in alcuni immobili occupati, fatti che portarono al suo arresto al valico di frontiera di La Junquera.
L’ultimo capitolo giudiziario risale all’aprile 2024, con una condanna per la fabbricazione di ordigni. Ora, dopo quasi vent’anni di azioni dirette tra l’Italia e l’Europa, per il “bombarolo” si sono riaperte definitivamente le porte del carcere.
