Giovanna Scotti, detta Gio, influencer e modella parmigiana di 19 anni, con circa 700mila follower su Instagram e oltre 2 milioni su TikTok. Non ha mai espresso posizioni politiche né mostrato interesse per fascismo o nazismo. Eppure, il suo volto è diventato virale online accanto a simbologie legate all’estrema destra: Mussolini, richiami all’antica Roma, meme e edit di matrice neonazista.









Si tratta di un caso di appropriazione estetica, pratica tipica dell’ecosistema alt-right statunitense, emerso negli ultimi anni attorno a figure come Steve Bannon, Tucker Carlson, Charlie Kirk e Nick Fuentes. Un ambiente che si alimenta anche delle sottoculture incel e groypers, dove disagio personale e radicalizzazione politica si intrecciano.
Grazie all’intelligenza artificiale e agli strumenti di editing, l’immagine diventa facilmente riutilizzabile e decontestualizzabile: la sua “verità” conta meno della capacità di attrarre attenzione e generare viralità. Meme e fotomontaggi non si limitano più a commentare la realtà, ma ne creano una parallela.
In questo scenario, Gio Scotti viene trasformata, a sua insaputa, in simbolo di una presunta “bellezza europea originaria”, usata nella culture war visuale dell’estrema destra. Non è propaganda esplicita: il messaggio passa attraverso il volto, i commenti e le reinterpretazioni collettive.
Un caso emblematico di come, nell’era dei meme e dell’AI, l’identità di una persona possa essere svuotata e piegata a narrazioni ideologiche senza alcun consenso.
