Nonostante sia una piazza storica della Serie A, da tempo la città emiliana non fornisce rifornimenti agli azzurri. Storicamente la nazionale italiana di calcio ha sempre preferito convocare in azzurro i cosiddetti blocchi di squadre. C’è stata l’epopea del blocco Milan, con Tassotti, Baresi, Costacurta e Maldini. Oppure quello Juve, con Barzagli, Chiellini e Bonucci. Ma non è sempre stato così perché anche le squadre non al top della classifica di Serie A hanno sempre contribuito a rinfoltire le fila della nazionale. Oggi c’è un problema sistemico ed è persino difficile trovare giocatori adatti a rappresentare il tricolore eppure esiste un piccolo paradosso del campionato italiano. È quello del Parma, che da diverso tempo, nonostante sia una piazza dalla storia importante non esprime più giocatori utili alla causa azzurra. Un digiuno che fa quasi sorridere, se si considera che tra le fila dei crociati sono passati addirittura 29 calciatori capaci di collezionare almeno una presenza in azzurro. Ma quel legame, così vivo un tempo, sembra oggi essersi affievolito, fino al punto che per trovare un crociato convocato ai Mondiali, bisogna guardare verso bandiere diverse da quella tricolore.
Ventinove crociati in azzurro
Il grosso di quei 29 calciatori arriva, non a caso, dall’epoca d’oro del club. Basti pensare al Mondiale di USA ’94, quando la spedizione di Arrigo Sacchi era piena di gialloblù: in campo giravano Luigi Apolloni (15 presenze e una rete in azzurro), Antonio Benarrivo (23 gettoni) e Roberto Mussi, mentre a centrocampo spiccava Dino Baggio, appena arrivato in riva al Po e capace di firmare due reti pesanti, alla Norvegia e alla Spagna, nel suo percorso complessivo da 60 presenze e 7 gol con l’Italia. Di quel gruppo faceva parte anche Gianfranco Zola (35 presenze e 10 reti in carriera azzurra), protagonista suo malgrado dell’ingiusta espulsione contro la Nigeria, con capitan Lorenzo Minotti e il portiere Luca Bucci (3 presenze) a completare il contingente crociato.
Ma il Parma non si è limitato ad accompagnare dei campioni: ne ha proprio lanciati un paio destinati a fare la storia. Sia Gianluigi Buffon sia Fabio Cannavaro, infatti, hanno esordito in nazionale nel 1997 da giocatori del Parma. Il portiere è poi diventato il recordman assoluto degli azzurri con 176 presenze (una ventina raccolte proprio in gialloblù), mentre il difensore, che oggi è CT della nazionale dell’Uzbekistan ai Mondiali 2026, ha chiuso a quota 136 gettoni e 2 reti, di cui ben 61 collezionati da crociato, prima di alzare la Coppa del Mondo nel 2006. Scorrendo gli anni si incontrano poi altri volti noti: da Enrico Chiesa (17 presenze e 7 reti) a Massimo Crippa, fino a un Antonio Cassano che proprio a Parma ha vissuto l’ultimo scampolo della sua avventura in azzurro, archiviata con 39 presenze e 10 reti.
Due crociati ai Mondiali, ma con altre maglie
Il presente racconta però un’altra storia perché questa edizione 2026 ci sono, sì, due giocatori del Parma impegnati ai Mondiali ma difendono i colori di altre nazionali. Si tratta di Zion Suzuki, portiere del Giappone, e Alessandro Circati, difensore schierato dall’Australia. Entrambi alla loro prima partecipazione iridata, entrambi arrivati fino ai sedicesimi di finale con le rispettive squadre. Un piccolo grande evento per Parma, perché mancava da parecchio un crociato in un Mondiale. Per ritrovare un ducale ai Mondiali bisogna tornare indietro fino a Brasile 2014, quando vestivano il gialloblù Marco Parolo e Gabriel Paletta, oltre a un Cassano a fine corsa e all’uruguayano Walter Gargano. Da allora sono passati ben 12 anni prima di rivedere un giocatore ducale nella massima manifestazione iridata. Perché un calciatore gialloblù torni a sollevare la coppa, però, potrebbe passare ancora molto altro tempo. D’altronde, le indicazioni dei media e le varie scommesse sulla vincente dei Mondiali 2026 hanno evidenziato sin dall’inizio che sarebbero state le solite big a contendersi il trofeo e nessuno degli elementi del Parma gioca oggi in una di queste nazionali. Nella storia dei crociati, inoltre, si contano appena due campioni del mondo: Lilian Thuram con la Francia nel 1998 e Júnior con il Brasile nel 2002.
Una tradizione da riaccendere
Insomma, il rapporto tra il Parma e le nazionali resta più che mai aperto, solo che oggi passa da passaporti lontani da quello italiano. Fa un certo effetto pensare che una città così legata alla storia del nostro calcio debba affidarsi a un giapponese e a un australiano per avere qualcuno da seguire ai Mondiali. Ma è anche il segno dei tempi, di un calcio sempre più globale in cui i confini contano meno delle idee. Chissà che, prima o poi, non torni un ragazzo cresciuto a Collecchio a far parlare di sé in azzurro. La tradizione, in fondo, aspetta solo di essere riaccesa.
