L’Emilia-Romagna si conferma una delle regioni economicamente più solide d’Italia, ma non resta del tutto immune dall’incertezza dei mercati. Secondo l’ultimo report dell’osservatorio Business Scan 2026 condotto da Sevendata, su oltre 412mila imprese attive in regione, il 10,5% (pari a 43.319 aziende) presenta un profilo esposto a rischio insolvenza nei prossimi 12 mesi.
Un dato comunque positivo se confrontato con la media nazionale del 12,1% (pari a oltre 674mila aziende a rischio su 5,5 milioni di realtà attive in Italia), che colloca l’Emilia-Romagna al settimo posto tra i territori meno esposti del Paese.
La situazione a Parma e la mappa delle province
I dati mostrano una variabilità contenuta ma marcata all’interno dei confini regionali. Parma registra un’incidenza superiore alla media regionale, posizionandosi al secondo posto per quota di rischio: l’11,8% delle aziende del territorio parmense — pari a 4.902 attività su un totale di 41.542 imprese attive — rischia l’insolvenza nei prossimi mesi.
Nel dettaglio provinciale dell’Emilia-Romagna:
- Reggio Emilia: 12,0% (6.060 imprese a rischio)
- Parma: 11,8% (4.902 imprese a rischio)
- Modena: 11,6% (7.794 imprese a rischio)
- Rimini: 10,4% (3.897 imprese a rischio)
- Bologna: 10,1% (8.877 imprese a rischio)
- Piacenza: 9,4% (2.503 imprese a rischio)
- Ravenna: 9,2% (3.162 imprese a rischio)
- Forlì-Cesena: 9,1% (3.418 imprese a rischio)
- Ferrara: 9,1% (2.677 imprese a rischio)
Demografia d’impresa e settori più vulnerabili
L’indagine, sviluppata attraverso un sistema proprietario basato sull’intelligenza artificiale a reti neurali per valutare bilanci, flussi e indicatori strutturali, evidenzia un lievissimo peggioramento su base annua: la quota di imprese a rischio in regione è cresciuta dello 0,9%, in linea con il trend nazionale (+1%).
A questo si affianca un saldo demografico d’impresa lievemente negativo (-1,0% la variazione annuale delle imprese attive), determinato da un tasso di natalità del 5,4% a fronte di un tasso di mortalità del 6,6%. Tiene tuttavia l’indice di sopravvivenza a due anni: il 92,4% delle imprese nate nel 2024 risulta ancora operativo.
A livello di settori economicamente più rilevanti per l’area, la base produttiva poggia principalmente sul commercio (20,7% delle imprese attive), sulle costruzioni (16,4%) e sull’agricoltura (11,7%). Analizzando le singole filiere in termini di vulnerabilità finanziaria, le criticità maggiori si registrano nelle attività di estrazione in cava (38,4% a rischio), nelle forniture di energia (22,0%), nel comparto immobiliare (16,2%) e nel settore edile (14,3%). Al contrario, le attività legate ad agricoltura e pesca (2,8%) e quelle finanziarie-assicurative (4,6%) si confermano le più stabili.
