La Polizia di Stato ha arrestato in flagranza di reato un cittadino tunisino di 33 anni, incensurato e richiedente protezione internazionale arrivato in Italia a fine 2024, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
L’operazione della Squadra Mobile è scattata a seguito di numerose segnalazioni da parte dei residenti, che avevano notato i movimenti sospetti del conducente di un’auto grigia, impegnato in un’intensa attività di compravendita di cocaina nei pressi del centro di accoglienza straordinario del quartiere Oltretorrente. Gli agenti hanno quindi predisposto un servizio di osservazione mirato per incastrare il sospettato.
Fermato per un controllo stradale, il 33enne ha subito mostrato un forte nervosismo. Durante la perquisizione personale e del veicolo, i poliziotti hanno rinvenuto un mazzo di chiavi, due telefoni cellulari e 730 euro in contanti divisi in banconote di vario taglio, somma ritenuta provento dell’attività illecita.
I controlli sono stati successivamente estesi all’alloggio dell’uomo, una stanza condivisa con altri stranieri all’interno dello stesso centro di accoglienza. Le chiavi sequestrate hanno permesso agli agenti di aprire un armadio in uso esclusivo all’indagato. Nascosti accuratamente nelle tasche e nel cappuccio di due capi d’abbigliamento, i poliziotti hanno scoperto sette involucri contenenti complessivamente 580 grammi di cocaina. Due di questi panetti erano contrassegnati con i numeri “25” e “50”, indicazione verosimilmente riferita al peso del quantitativo. Il carico, equivalente a circa 600 dosi pronte per il mercato locale, avrebbe fruttato al dettaglio una cifra vicina ai 60 mila euro.
Tutta la droga, i telefoni e il denaro contante sono stati posti sotto sequestro amministrativo e penale. Su disposizione del pubblico ministero di turno, l’uomo è stato immediatamente condotto presso la casa circondariale di Parma in via Burla. Durante l’udienza di convalida svoltasi sabato, il giudice ha confermato l’arresto e disposto la misura della custodia cautelare in carcere. Come da normativa, la posizione dell’indagato resta al vaglio della magistratura e l’uomo beneficia della presunzione di innocenza fino all’eventuale sentenza definitiva.
