Cronaca

Neonati sepolti a Traversetolo, scontro in Appello: la difesa punta sull’infermità mentale, i pm chiedono l’ergastolo

Nessuna parola fine sul dramma di Traversetolo.

Gli avvocati di Chiara Petrolini — la ventiduenne condannata in primo grado dalla Corte d’Assise di Parma a 24 anni e tre mesi di reclusione — hanno depositato il ricorso chiedendo l’assoluzione totale della ragazza per incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti.

I legali Nicola Tria e Guglielmo Gulotta chiedono la riapertura dell’istruttoria dibattimentale per acquisire un supplemento di consulenza neuropsicologica (firmato dai professori Giuseppe Sartori, Pietro Pietrini e Alessandra Bramante) e disporre una nuova perizia psichiatrica, in contrasto con le conclusioni del primo grado che avevano attestato la piena capacità della giovane. Secondo i consulenti di parte, le facoltà cognitive della Petrolini risulterebbero «gravemente deficitarie e suscettibili di ulteriore collasso nella condizione eccezionalmente stressante del parto».

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In subordine, qualora non venga riconosciuto il vizio totale di mente, la difesa punta a un ricalcolo della pena previa riqualificazione del reato in omicidio colposo o infanticidio.

Sul fronte opposto, anche la Procura di Parma ha impugnato la sentenza: i pm contestano l’assoluzione della ventiduenne per la morte del primo figlio (per i giudici mancano le prove che fosse nato vivo) e reiterano la richiesta di condanna per il reato di soppressione di cadavere per entrambi i neonati, riqualificato in primo grado nel meno grave occultamento.