Un probabile disorientamento spaziale del pilota, causato da condizioni meteorologiche estreme e da una visibilità drasticamente ridotta dalla nebbia. È questa la causa principale dell’incidente in elicottero avvenuto il 5 febbraio 2025 a Castelguelfo, costato la vita all’imprenditore 42enne Lorenzo Rovagnati e ai due piloti a bordo, Flavio Massa (59 anni) e Leonardo Italiani (30 anni).
La ricostruzione emerge dalla dettagliata relazione finale di oltre 60 pagine redatta dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV). L’organismo tecnico — il cui compito è definire le dinamiche per prevenire futuri incidenti senza attribuire responsabilità penali — ha analizzato i due minuti e mezzo di volo trascorsi dal decollo fino all’impatto, avvenuto a soli 190 metri dall’elisuperficie di partenza.
I fattori determinanti dell’incidente
Secondo l’ANSV, il pilota ai comandi avrebbe perso la consapevolezza del reale assetto del velivolo (un AgustaWestland AW109) a causa del buio e della fitta nebbia. All’origine del disorientamento spaziale hanno concorso diversi elementi:
- Peggioramento meteo sottovalutato: L’equipaggio ha sottostimato il rapido calo della visibilità, inadeguata per un volo in regole VFR (volo a vista) notturno.
- Criticità nella gestione dell’equipaggio: L’ipotesi di un coordinamento limitato (CRM) tra il pilota ai comandi e quello addetto al monitoraggio della strumentazione nelle fasi critiche subito dopo il decollo.
- Abbagliamento da faro: L’uso del faro di atterraggio durante il decollo, azionato probabilmente per non perdere il contatto visivo con il suolo, avrebbe generato un effetto riflesso sulla nebbia, peggiorando la visibilità.
- Mancato controllo degli strumenti: Il disorientamento potrebbe non essere stato riconosciuto in tempo dal pilota, che non avrebbe effettuato la verifica incrociata con la strumentazione di bordo.
Le analisi autoptiche e tossicologiche hanno escluso malori o problematiche fisiche dei piloti: il decesso di tutti gli occupanti è avvenuto sul colpo a causa dei traumi riportati nell’impatto. Il volo doveva completare una rotta abituale (Arcore, Faenza, Sala Baganza, Noceto e rientro ad Arcore), già eseguita più volte dallo stesso equipaggio nei mesi precedenti.
