Cronaca

Carcere, un “inferno di sovraffollamento ed emarginazione”. In Via Burla dipendenze e problemi mentali. C’è anche un detenuto di 93 anni

«Il carcere si è aperto al mondo esterno». Con queste parole la neonata Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione fotografa la giornata di mobilitazione nazionale del 14 luglio. Più di 350 persone sono entrate in ben 37 penitenziari italiani per verificare di persona lo stato della detenzione in Italia e chiedere interventi immediati a tutela della dignità dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria.

Il quadro emerso è quello di un sistema al collasso, segnato da un sovraffollamento insostenibile che in alcuni istituti tocca punte del 250%, in ambienti caratterizzati da temperature asfissianti, celle con letti a tre piani, aree all’aperto prive di zone d’ombra e una cronica carenza di ventilatori e frigoriferi. Una situazione resa ancora più tragica dal bilancio delle vittime: 116 morti dall’inizio dell’anno, di cui 33 per suicidio.

I numeri del collasso nazionale

Al momento delle visite delle delegazioni, a fronte di 46.228 posti realmente disponibili, al netto dei reparti chiusi per ristrutturazioni mai avviate, i detenuti presenti sul territorio nazionale erano ben 64.695, per un tasso medio di affollamento del 140%. I picchi più drammatici registrati singolarmente toccano il carcere milanese di San Vittore con il 225%, seguito da Foggia con il 220% e da Regina Coeli a Roma con il 189%.

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Focus Parma: la situazione all’istituto di via Burla

I dati emersi dall’ispezione delle associazioni nel carcere di Parma mostrano uno scenario altrettanto allarmante, segnato da sovraffollamento, carenze di organico e un enorme disagio sociale e psichiatrico.

I numeri e il personale sotto organico

A fronte di 643 posti effettivamente disponibili, via Burla ospita oggi 786 detenuti, registrando un tasso di affollamento del 122%. A gestire questa forte pressione è un corpo di Polizia penitenziaria ridotto all’osso, con appena 335 agenti di reparto operativi rispetto a una pianta organica che ne prevederebbe 423. Anche il nucleo traduzioni risulta fortemente sottodimensionato, potendo contare su sole 41 presenze rispetto alle 60 unità previste.

Strutture fatiscenti e reparti da chiudere

Le condizioni strutturali dell’istituto sono estremamente disomogenee. Se la sezione di recente costruzione si presenta in uno stato accettabile, il vecchio padiglione che ospita l’Alta Sicurezza e la media sicurezza mostra pesanti criticità. Nelle sezioni di media sicurezza 1A e 1B regnano sporcizia, degrado, salette per la socialità prive di arredi e assenza totale di climatizzazione. Questa situazione ha spinto la Direzione a richiedere al Provveditorato la chiusura temporanea del reparto di isolamento Iride MS per gravi ragioni igienico-sanitarie, mentre il reparto “Crupi” per gravi disabilità mostra una gestione migliore con spazi più ampi e condizionatori.

L’emergenza sanitaria, psichiatrica e l’invecchiamento

Su 786 persone presenti a Parma, più della metà, circa 400 soggetti, è presa in carico dal servizio di salute mentale per diagnosi psichiatriche o problemi di tossicodipendenza. A questo si aggiunge un rapido invecchiamento della popolazione detenuta, tra cui spicca un anziano di 93 anni, complici anche le lunghe pene dei circuiti del 41-bis e dell’Alta Sicurezza. Anche se diversi specialisti effettuano visite direttamente in carcere, restano necessarie circa dieci uscite giornaliere verso ospedali esterni, che spesso vengono rinviate o annullate proprio a causa della mancanza di personale del Nucleo traduzioni per le scorte.

Lavoro e povertà

La mancanza di prospettive e di reinserimento è evidente anche nei numeri legati all’occupazione, dato che solo 35 detenuti lavorano regolarmente. L’indigenza è diffusa, con circa 150 persone in condizioni di povertà registrate dalla Direzione, di cui ben settanta totalmente nullatenenti. In questo contesto si nota anche un aumento della presenza di giovani adulti in media sicurezza, reparto in cui sono entrate nuove persone in seguito al trasferimento di 74 detenuti in Alta Sicurezza verso altri istituti.

Le proposte dell’Alleanza per riportare la legalità nelle carceri

Per porre fine a questa emergenza umanitaria, l’Alleanza chiede alle istituzioni una visione moderna della pena e lancia proposte precise. Si richiede prima di tutto di garantire ai detenuti di trascorrere almeno 8 ore al giorno fuori dalla cella in attività concrete anche in estate, e di consentire telefonate quotidiane per chi si trova nel circuito della media sicurezza. Per combattere il caldo estremo, l’associazione propone di installare frigoriferi e ventilatori nelle celle, creando contemporaneamente zone d’ombra con acqua fresca nei cortili all’aperto.

Sul piano strutturale e organizzativo, si chiede la chiusura immediata di tutti i reparti che non rispettano i requisiti igienico-sanitari minimi, la rinuncia alla creazione di nuclei infiltrati di polizia penitenziaria e l’avvio di un piano straordinario per inserire almeno 10.000 persone in misure alternative nei prossimi due mesi. Infine, si fa appello al Parlamento affinché si blocchi l’approvazione di nuove norme penali fino a fine legislatura e si ricorra a provvedimenti di clemenza per ricondurre il sistema carcerario nei confini della legalità costituzionale.