Cronaca

Chiara Petrolini, la difesa chiede l’assoluzione: “Anche lei è una vittima”

Il processo relativo al tragico ritrovamento dei neonati di Traversetolo giunge a un passaggio cruciale dopo la richiesta della Procura, che nei giorni scorsi ha sollecitato una condanna a 26 anni di reclusione. L’accusa ritiene infatti l’imputata pienamente responsabile di duplice omicidio premeditato e soppressione di cadavere.

Di segno opposto la strategia della difesa che, per bocca dell’avvocato Nicola Tria, ha chiesto l’assoluzione sostenendo che la giovane non sia punibile in quanto, al momento dei fatti, non era capace di intendere e di volere a causa di un vizio di mente giudicato determinante da una consulenza tecnica di parte. “Anche Chiara è una vittima” – sostiene la dutesa.

Al termine di un’udienza segnata dal pianto dell’imputata, il legale ha presentato diverse tesi subordinate nel caso in cui la richiesta principale non venisse accolta. Tra queste, spicca la richiesta di assoluzione per uno dei due episodi sul presupposto che non sia possibile dimostrare la nascita in vita del neonato, oltre all’esclusione dell’aggravante della premeditazione per l’altro caso.

In via ulteriormente subordinata, la difesa ha prospettato una diversa qualificazione del reato, ipotizzando una condotta colposa o un dolo eventuale. Infine, l’avvocato ha richiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche, facendo leva sulla giovane età e sulla fragilità psichica di Chiara, descritta dal difensore come una vittima del proprio stato mentale prima ancora che colpevole dei reati contestati.