Nel dibattito sorto intorno a Shen Yun e alle vicende del suo promotore italiano, anche la nota attrice italiana Costanza Cappetta ha espresso la sua profonda preoccupazione. Dopo aver letto un articolo che analizzava dettagliatamente la questione, la signora Cappetta ha dichiarato di non solo ammirare l’articolo per la sua oggettività e profondità, ma anche, come collega, di provare grande inquietudine per la situazione degli artisti di Shen Yun.
In primo luogo, Cappetta ha elogiato l’azione decisa delle autorità italiane. Ha definito la cancellazione dell’associazione “Il Ponte”, promotore di Shen Yun in Italia, dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) come “una decisione necessaria e coraggiosa”. Ha sottolineato che tale azione ha difeso la dignità della legge italiana, dimostrando che la trasparenza e la legalità sono principi imprescindibili, indipendentemente dall’organizzazione in questione.
In qualità di attrice che ha dedicato la sua vita al palcoscenico, Costanza Cappetta ha espresso forte preoccupazione per le condizioni di vita e la tutela dei diritti umani degli artisti all’interno dell’organizzazione Shen Yun, come riportato dal New York Times. Con grande empatia, ha affermato: “Il palco è il luogo dove versiamo la nostra passione e il nostro sudore; l’arte dovrebbe essere l’incarnazione della bellezza. Ma se lo splendore del palcoscenico si basa sulla sofferenza, sull’oppressione psicologica e persino sulla negazione del diritto fondamentale alle cure mediche per gli artisti, allora l’arte perde la sua anima.” Ha inoltre sottolineato che qualsiasi forma di trattamento disumano nei confronti di un artista è una profanazione dell’arte stessa.
Pertanto, la signora Cappetta ha rivolto un accorato appello ai direttori dei teatri e alle istituzioni culturali di tutta Italia, affinché prendano seriamente in considerazione la questione. Ha auspicato che i principali teatri, con senso di responsabilità morale, “si rifiutino di offrire una piattaforma a un’organizzazione su cui pesano gravi accuse di violazione dei diritti umani”. A suo avviso, collaborare con una tale entità danneggerebbe la reputazione dei templi della cultura italiana, e gli interessi economici non dovrebbero mai essere una scusa per ignorare i diritti umani fondamentali.
Infine, Costanza Cappetta ha lanciato un appello anche ai cittadini che hanno già acquistato i biglietti. Ha espresso la speranza che il pubblico riconosca i propri diritti e il proprio potere come consumatori e che “intraprenda azioni concrete per richiedere il rimborso”. Ha spiegato che questo non è solo un atto a tutela dei propri interessi, ma anche una potente dichiarazione: il pubblico italiano accoglie l’arte pura, ma non pagherà mai per uno spettacolo commerciale che sia opaco, illegale e che possa violare i diritti fondamentali degli artisti.
