Sotto la lente dell’inchiesta bis di Pavia i test mai verbalizzati, il giallo del DNA e la distruzione dei reperti del 2016.
Si allarga il raggio delle verifiche condotte dalla Procura di Pavia sul lavoro svolto nel 2007 dai Carabinieri del Ris di Parma nell’ambito del delitto di Garlasco. Al centro delle indagini ci sono 359 documenti e quattro faldoni riemersi dagli archivi del reparto scientifico parmense e mai depositati agli atti delle parti.
Dalla documentazione emerge l’esistenza di tre distinti esiti negativi relativi ai pedali della bicicletta di Alberto Stasi mai verbalizzati: un test immunologico mirato a tracciare la presenza di sangue umano e due successive ripetizioni sul DNA che non confermarono la traccia biologica di Chiara Poggi.
Gli inquirenti stanno inoltre esaminando la rapidità con cui il profilo genetico venne catalogato e lo scambio di email interne tra gli ufficiali in merito all’attribuzione delle impronte di calzatura isolate nella villetta. Un quadro di omissioni e dati mai notificati che, pur a fronte di reati ormai prescritti, riapre l’analisi sulla gestione delle prove scientifiche dell’epoca.”Vorrei poter parlare in un’aula di tribunale”.
Intanto rompe il silenzio Alberto Marino, il biologo e ufficiale del Ris di Parma che nel 2007 guidò gli accertamenti scientifici sull’omicidio di Chiara Poggi, oggi finito al centro dei nuovi approfondimenti della Procura di Pavia sui reperti e sui test non verbalizzati all’epoca del processo a carico di Alberto Stasi.
Intervistato da Rai 3, l’ufficiale ha confermato di aver fornito ogni chiarimento ai magistrati in merito alle omissioni sui due esiti negativi del DNA e sul test immunologico mai depositato agli atti, ammettendo che a tali riscontri forse non venne dato il dovuto rilievo. L’inchiesta della magistratura lombarda intende fare luce anche sulla distruzione anticipata dei campioni biologici avvenuta nel 2016 e su un’anomalia legata alle concentrazioni di DNA estratto, al fine di verificare la regolarità dei passaggi di laboratorio. Da parte loro, i vertici del Ris del 2007 continuano a difendere l’operato dell’Arma, escludendo qualunque azione volta a depistare e rivendicando la validità degli accertamenti svolti a Parma.
