Cronaca

Frode fiscale nei trasporti, fatture false e truffa Covid: maxi sequestro da 900mila euro nel Parmense

Un sistema fraudolento nel settore dei trasporti basato sull’impiego di società “cartiere”, manodopera a basso costo, fatture false e persino truffe sui sussidi Covid e sulla NASpI. È quanto scoperto dai finanzieri del Comando Provinciale di Parma, che hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo – finalizzato alla confisca diretta e per equivalente – per un valore complessivo di oltre 900.000 euro, pari all’ammontare delle imposte evase.

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Parma su richiesta della Procura e condotto dalla Tenenza di Fidenza, colpisce quattro società con sede a Parma e Fontanellato e cinque persone fisiche, tra cui figura anche un consulente fiscale.

Il meccanismo delle “società cartiere”

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Secondo la ricostruzione degli inquirenti, due aziende di trasporto su strada – riconducibili di fatto a un’unica regia – avrebbero utilizzato diverse società fittizie (“cartiere”) per assumere formalmente i lavoratori. I dipendenti, pur lavorando sempre nella stessa sede e per lo stesso datore di lavoro, risultavano a carico delle cartiere, le quali systematically omettevano il versamento di imposte, IVA e contributi previdenziali.

Questo schema ha garantito alle società di trasporto forza lavoro a prezzi stracciati e l’indebita detrazione dell’IVA su fatture per operazioni inesistenti per un giro d’affari presunto di quasi 5 milioni di euro. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto dal commercialista del gruppo, ritenuto il regista contabile e giuslavoristico dell’intera operazione.

Truffe sulla NASpI e sui fondi Covid

L’inchiesta ha fatto luce anche su ulteriori illeciti ai danni dello Stato:

  • Sussidio di disoccupazione (NASpI): Un indagato avrebbe percepito indebitamente oltre 12.000 euro facendosi assumere fittiziamente da due cartiere con buste paga gonfiate ad hoc per alzare l’importo dell’assegno INPS, senza che i contributi venissero mai versati.
  • Contributi Covid-19: Al principale indagato e a un collaboratore viene contestata anche la percezione indebita di circa 12.800 euro di contributi a fondo perduto erogati durante l’emergenza pandemica con il Decreto Rilancio.