Dopo il caso della pinza chirurgica dimenticata durante un intervento, continuano ad arrivare segnalazioni relative a presunte criticità nella sanità parmense. L’ultima, riguarda un possibile cluster di Klebsiella pneumoniae all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.
“La Klebsiella pneumoniae è un batterio che può provocare infezioni, soprattutto nei pazienti più fragili, e la sua diffusione in ambiente ospedaliero è una delle principali criticità legate all’antibiotico-resistenza. Non vogliamo alimentare allarmismi né attaccare medici, infermieri o operatori sanitari. Siamo ben consapevoli che ogni giorno svolgono un lavoro davvero prezioso per la comunità, spesso in condizioni molto complesse, con un relativo stress lavorativo. Chiediamo semplicemente di verificare se il sistema sanitario abbia adottato tutte le procedure previste per tutelare pazienti e operatori, soprattutto per l’interesse del personale sanitario, così come quello dei pazienti. Questo riteniamo sia il dovere della politica”, dichiarano il consigliere regionale della Lega Tommaso Fiazza, annunciando un’interrogazione in Regione per chiedere di fare piena luce sull’accaduto, ed Emiliano Occhi, dirigente della sezione della Lega di Parma Città.
“Negli ultimi mesi abbiamo raccolto diverse segnalazioni riguardanti presunte criticità nella sanità parmense. Il nostro dovere è ascoltare cittadini e operatori e portare queste istanze nelle sedi istituzionali competenti. Non ci interessano processi sommari o polemiche: vogliamo capire se, di fronte a un’eventuale diffusione del batterio, siano state attivate tutte le misure di prevenzione e contenimento previste dai protocolli. Se così è stato, sarà importante chiarirlo pubblicamente; se invece dovessero emergere criticità organizzative, sarà altrettanto doveroso intervenire per correggerle”.
“Con questa interrogazione – concludono gli esponenti del Carroccio – chiediamo di conoscere se il cluster sia stato effettivamente accertato, quanti siano stati gli eventuali casi, quali reparti siano stati coinvolti, se siano state eseguite le necessarie indagini epidemiologiche, adottate le misure di contenimento previste e informati tutti gli organismi competenti. La sicurezza delle cure è un diritto dei cittadini e passa anche dalla capacità di verificare che il sistema sanitario metta gli operatori nelle migliori condizioni per svolgere il proprio lavoro”.
