“Forzatura dell’iter amministrativo, troppe lacune documentali e di approfondimento, mancanza di condivisione con il territorio ed impatti eccessivi dell’opera sui piani ambientale-paesaggistico, geologico sismico e di analisi di assetto viabilistico”.
Sono le osservazioni contenute nel documento che la Provincia di Parma ha inviato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e alla Regione Emilia-Romagna nell’ambito della procedura di valutazione dell’impatto ambientale del nuovo parco eolico Parma A, composto da 47 aerogeneratori che verrebbero collocati nei territori comunali di Albareto, Bardi, Bedonia, Bore, Borgotaro, Compiano, Tornolo, Valmozzola e Morfasso (Pc).
In questo modo, tramite una mera integrazione, inserita in un procedimento in corso sul parco eolico Parma A originario, formato da 22 aereogeneratori, si è arrivati ad un nuovo progetto, formato da 47 aereogeneratori (il Parma A originario si estendeva per 21 km lineari, il Parma A nuovo si estende per 40 km lineari). È stato dipinto come “mera integrazione” un vero e proprio nuovo progetto che porta con sé irrisolvibili problematiche di carattere procedimentale e sostanziale in termini di valutazione degli impatti ambientali e territoriali.
Il tema è stato oggetto di una call convocata dalla Provincia di Parma per fare il punto della situazione con gli amministratori dei comuni coinvolti e con la Regione.
“Come Provincia – ha ricostruito Fadda al termine della riunione – ci siamo messi a disposizione, tramite il Servizio pianificazione territoriale guidato dal dirigente Andrea Ruffini, in sinergia con i servizi Viabilità e Sistemi informativi territoriali, per coordinare l’attività dei comuni coinvolti, in confronto diretto con la Provincia di Piacenza, nella predisposizione delle osservazioni, avvalendoci anche del supporto di uno studio legale.
Dalle nostre analisi è emerso chiaramente che gli impatti sono eccessivi sotto diversi punti di vista: idrogeologico, in termini di rischio sismico e fragilità del territorio e poi ancora in termini di impatti sulla viabilità (le strade dell’Appennino non sono nelle condizioni di poter sopportare l’incremento di mezzi pesanti necessari durante le fasi di cantierizzazione) e sul piano del contesto paesaggistico ed ambientale (gravi compromissioni per risorsa idrica, fauna e verde). Ci sarebbe poi anche un tema di complicazione del controllo della fauna selvatica, di non poco conto in tempi già piuttosto delicati per l’emergenza della Peste suina africana. Da qui la nostra posizione piuttosto chiara: rispetto alla precedente progettazione non è cambiato molto. Siamo semplicemente di fronte all’accorpamento dei due piani precedenti (Parma A e Parma B) e, quindi, ribadiamo la nostra contrarietà ad un’opera oggettivamente fuori scala rispetto alle caratteristiche del territorio nel quale è proposta”.
Con il termine del periodo per la presentazione delle osservazioni (la scadenza era fissata al 4 luglio, formalmente prolungata al 6 di luglio in quanto il 4 era un sabato) si apre ora la fase delle possibili controdeduzioni, ossia le risposte, da parte del proponente l’impianto alle osservazioni che, oltre che dalla Provincia, sono giunte anche dai comuni, dai comitati dei cittadini e da diversi enti con vari ruoli in ambito ambientale e di tutela dei territori.
“Ringrazio tutto lo staff del Servizio pianificazione della Provincia di Parma – conclude Fadda – che da mesi lavora con grande dedizione su questi temi in stretta sinergia con i comuni e la Regione. Fin dalla presentazione dei primi progetti la Provincia ha svolto un importante ruolo quale punto di riferimento per essere al fianco dei comuni in questa battaglia che, ad oggi, è stata semplicemente calata dall’alto senza alcuna condivisione con le comunità locali. Lo ribadiamo ancora una volta: la Provincia non è contraria ai progetti che puntano sulle energie rinnovabili, ma è fermamente convinta del fatto che non si possa prescindere da una fondamentale condivisione e dal necessario coinvolgimento delle comunità locali per poter valutare gli impatti in chiave ambientale, economica, sociale e viabilistica. La dimostrazione, pratica, è data dalla procedura che ha portato alla mappatura del potenziale fotovoltaico a tetto degli edifici privati, pubblici e produttivi della provincia di Parma, nell’ambito dello sviluppo delle Cer (Comunità energetiche rinnovabili) a dimostrazione di un indirizzo strategico che, per noi, non è tanto quello di dotarsi di mega impianti, ma di puntare su forme ambientalmente più sostenibili e contribuenti alla crescita e al consolidamento di una vera economia locale”.
