Suzuki 6,5: Chiamato in causa seriamente solo nel finale su una conclusione insidiosa di Zaniolo, risponde presente con sicurezza. Per il resto del match amministra con ordine l’ordinaria amministrazione. E’ il leader calmo della difesa.
Delprato 6,5: Il capitano si dimostra ancora una volta l’equilibratore tattico di Cuesta. Contiene con mestiere la fisicità di Kamara e garantisce il solito apporto in proiezione offensiva.
Circati 6,5: Una muraglia difficile da superare, bravo a collaborare con Delprato per disinnescare le manovre avversarie. Anche quando viene spostato sulla corsia sinistra dopo il cambio di Ndiaye, mantiene altissima la concentrazione. Resta il rammarico per quel colpo di testa in avvio che avrebbe potuto cambiare la storia della partita.
Troilo 6,5: Ordinato, sempre al posto giusto.
Ndiaye 6,5: Un rientro sorprendente dopo cinque mesi di assenza. Gioca con una personalità inaspettata, badando alla sostanza e proteggendo con cura la propria zona. Esce esausto tra gli applausi, ritrovando il campo e la fiducia del tecnico. (dal 75′ Britschgi 6 – Entra con il piglio giusto e regge l’urto grazie a un ottimo senso della posizione).
Valeri 6,5: Il solito mo inesauribile sulla fascia. Sebbene si veda meno del solito in fase di spinta pura, compensa con una prova difensiva di altissimo livello, chiudendo ogni varco e sacrificandosi con intelligenza per mantenere l’equilibrio della retroguardia.
Bernabè 6: In trincea. Iindossa l’elmetto e si adegua a una partita di pura sofferenza fisica contro i giganti del centrocampo friulano. Meno rifinitore e più gregario, si abbassa costantemente sulla linea di Nicolussi per facilitare l’uscita del pallone. Sebbene manchi il colpo di genio a cui ci ha abituati, la sua disciplina tattica è fondamentale per l’equilibrio della squadra. (Dal 65′ Ordonez 6: Ingresso di sostanza. Viene spedito in campo con un mandato preciso: disinnescare Atta. Missione compiuta con puntualità e zero rischi).
Nicolussi Caviglia 6,5: Motore instancabile. Una prestazione totale per quantità e intelligenza. Si sdoppia tra la fase di interdizione, dove scherma le linee di passaggio bianconere, e quella di rilancio. La sua è una regia verticale, priva di fronzoli, volta a innescare immediatamente le punte per sfruttare le ripartenze. È l’anima pragmatica del centrocampo crociato. (Dal 72′ Estevez 6: L’usato sicuro. Entra nel momento di massimo sforzo dell’Udinese per gettare acqua sul fuoco. Gestisce i tempi con la solita freddezza, dando al reparto quella solidità necessaria per proteggere il risultato fino al triplice fischio)
Keita 6,5: Polmone d’acciaio. si conferma l’anima dinamica della squadra, garantendo un volume di corsa impressionante. È l’ombra di Atta, a cui toglie ossigeno e idee per tutta la gara, ma non si limita a distruggere: quando recupera palla, le sue accelerazioni palla al piede creano superiorità numerica e mandano in tilt il sistema difensivo avversario. Una garanzia di equilibrio e fisicità.
.Strefezza 7 Architetto offensivo. Agisce da vero playmaker avanzato. La sua mobilità mette in crisi i riferimenti avversari, offrendo costantemente una sponda sicura ai terminali offensivi. La maturità espressa in campo trova il suo apice nell’assist al bacio per Elphege: un pallone disegnato con il goniometro che decide la sfida. Leader tecnico e carismatico. (Dal 65′ Ondrejka 6: Subentra in un momento di alta tensione agonistica. La voglia di spaccare il match lo porta a essere talvolta impreciso e frettoloso nelle scelte. Nonostante i pochi palloni giocabili, il suo apporto in termini di energia e pressione è utile a mantenere alta l’attenzione nel convulso finale.
Pellegrino 6: Serata complicata. Si ritrova ingabbiato in un duello rusticano con Kabasele, che lo marca a uomo senza concedergli il minimo respiro. Ne esce ammaccato da una serie di contatti proibitivi e, nonostante riesca a ripulire qualche pallone interessante con sponde intelligenti, non trova mai lo spunto per pungere. Esce dopo soli 45 minuti e va diretto in ospedale
Dal 46′ Elphege 7,5: L’uomo del destino. Il suo ingresso cambia il volto della partita e, forse, della stagione. Gli bastano sei minuti per far saltare il banco: controllo orientato da manuale e diagonale secco che trafigge il portiere. Restituisce il favore a Strefezza dopo i fatti di Napoli e sfiora persino la doppietta personale. Il suo gol è il sigillo definitivo sulla pratica salvezza: monumentale.
All. Cuesta 7: E’ più forte degli infortuni di Valenti, in riscaldamento, e Pellegrino, che esce al 45esimo. Si prende una quasi salvezza tra critiche e apprezzamenti.
