Un’indagine lampo condotta dai Carabinieri dell’Aliquota Operativa di Fidenza ha fatto luce su un sofisticato meccanismo di riciclaggio di denaro, frutto di una truffa telefonica ai danni di una 47enne parmense. L’operazione si è conclusa con la denuncia di due pregiudicati campani (una donna di 63 anni e un uomo di 50) e il sequestro di parte della refurtiva.
La vittima è caduta nella rete di un attacco coordinato che ha sfruttato la tecnica dello spoofing (la manipolazione del numero chiamante per farlo apparire legittimo):
- Il finto allarme bancario: La donna riceve una chiamata che sembra provenire dalla sua banca. Un sedicente addetto alla sicurezza la informa di bonifici sospetti per circa 37.000 euro.
- Il finto ispettore: Subito dopo, riceve una seconda chiamata visualizzando il numero della Questura di Parma. Un falso “Ispettore” le ordina di collaborare a un’indagine segreta su dipendenti bancari infedeli, minacciandola di arresto in caso di reticenza.
- Il bonifico sotto scacco: Terrorizzata e tenuta costantemente al telefono, la donna si è recata in banca a Fidenza e ha disposto un bonifico istantaneo di 39.600 euro verso un IBAN fornito dai malviventi, usando la causale fittizia “acquisto auto”.
Una volta inviata la ricevuta via chat, i truffatori sono spariti. I Carabinieri, ricevuta la denuncia, hanno seguito la scia del denaro scoprendo una struttura organizzata per far perdere le tracce dei fondi:
- Il conto “dormiente”: I soldi sono finiti su un conto postale riattivato appositamente dopo anni di inattività.
- Il frazionamento: Per aggirare i controlli antiriciclaggio, il denaro è stato prelevato in contanti o convertito in vaglia circolari presso diversi uffici postali del napoletano.
- I ruoli: La 63enne agiva come money mule (prestanome), gestendo il conto e i prelievi, mentre il 50enne si occupava di incassare i vaglia per ripulire definitivamente il denaro.
Grazie alla rapidità degli accertamenti e a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, i militari sono riusciti a bloccare e recuperare circa 16.000 euro, prima che sparissero del tutto. I due indagati devono ora rispondere del reato di riciclaggio.
