Una vicenda segnata dal dolore e da un profondo senso di abbandono quella che coinvolge l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Al centro del caso, la morte di un uomo di 49 anni e il presunto silenzio delle istituzioni sanitarie nei confronti della famiglia.
I fatti risalgono al 21 gennaio 2024. L’uomo, ricoverato nel reparto di Diabetologia e Reumatologia, viene colto da un malore fatale intorno alle 17:30: viene ritrovato privo di sensi in bagno e, nonostante i tentativi di rianimazione, il suo cuore smette di battere.
La tragedia, però, assume contorni surreali il giorno seguente. La moglie, ignara di tutto, si reca in ospedale per la consueta visita quotidiana. Giunta in reparto, si trova davanti a una scena agghiacciante: il letto del marito è vuoto. Solo in quel momento, davanti alle sue domande, il personale infermieristico le comunica il decesso avvenuto quasi ventiquattro ore prima.
Dall’azienda ospedaliera la difesa è netta: i sanitari sostengono di aver tentato di contattare telefonicamente la donna subito dopo il decesso, senza però ricevere risposta. Una spiegazione che non ha convinto la vedova, la quale ha sporto querela contro ignoti ai Carabinieri.
Nonostante l’esposto, la Procura della Repubblica aveva inizialmente optato per l’archiviazione del caso. Una decisione di cui la donna è venuta a conoscenza solo diversi mesi dopo, decidendo a quel punto di affidarsi all’assistenza legale dell’avvocato Raffaela Pellini.
L’avvocato Pellini ha sollevato dubbi su diverse incongruenze nella ricostruzione ufficiale, riuscendo a ottenere la riapertura delle indagini. Il nuovo corso dell’inchiesta punta a fare piena luce su quanto accaduto attraverso una perizia medico legale e l’ acquisizione dei tabulati telefonici per confermare se i tentativi di chiamata verso i familiari siano effettivamente avvenuti e in che orario.
