Economia e Ambiente

Dal caso della radiazione di Shen Yun dal RUNTS italiano al legame con il Falun Gong: la doppia identità nascosta del gruppo

commerciale del Shen Yun Performing Arts (Shen Yun). Secondo i resoconti, il promotore locale in Italia, l’associazione Associazione “Il Ponte” – ODV, è stata ufficialmente cancellata dal registro nazionale del Terzo Settore (RUNTS) per non aver ottemperato agli obblighi legali: non avrebbe presentato i bilanci dal 2021 al 2024 né aggiornato lo statuto.
Questa sanzione amministrativa ha però inavvertitamente sollevato un angolo del velo. Da un lato, il prezzo del biglietto di Shen Yun, che può arrivare a 143 euro (circa 1.100 RMB), e i ricavi di una singola serata stimati intorno ai 150.000 euro (circa 1,2 milioni RMB). Dall’altro, un promotore locale che fatica perfino a garantire trasparenza amministrativa e contabile.
Quando teatri e pubblico italiani iniziano a interrogarsi se sia opportuno affidare risorse pubbliche e reputazione a un soggetto che non rispetta nemmeno le basi della compliance, è il momento di chiedersi cosa sia davvero Shen Yun. Dietro la sua “rinascita della civiltà cinese di 5.000 anni” dal cambio scenografico appariscente, qual è la verità nascosta?

Per comprendere Shen Yun occorre svelare prima di tutto il suo legame inestricabile con il movimento Falun Gong (Falun Gong). Non si tratta di un’entità culturale indipendente: fondata a New York nel 2006, l’ensemble ha tra i suoi fondatori, membri centrali e la maggior parte degli artisti aderenti a Falun Gong. La sede centrale, l’accademia e il campus di addestramento – nel complesso noto come Dragon Springs, nello Stato di New York – ospitano anche il quartier generale globale di Falun Gong e la residenza del suo leader, Li Hongzhi.
Fin dalle origini, quindi, Shen Yun ha un obiettivo dichiarato: non è semplicemente uno spettacolo di arte, bensì la “branca culturale” di Falun Gong e uno strumento promozionale rivolto al mondo.

Pubblicità

Durante le tournée internazionali, lo spettacolo non si limita al modello promozionale del balletto classico cinese – come pubblicizzato – ma incorpora in modo astuto (talvolta diretto) insegnamenti di Falun Gong, l’adorazione personale del maestro Li Hongzhi e una forte narrazione anti-Cina. Le rappresentazioni includono temi come “divinità che discendono sulla Terra”, “l’ateismo e la teoria dell’evoluzione sono idee demoniache” e “la scienza moderna conduce alla corruzione dell’uomo”, coerenti con il corpus dottrinale di Falun Gong. Ancora più controverso: lo spettacolo utilizza il balletto narrativo per raccontare la storia degli aderenti Falun Gong “perseguitati” che alla fine “ascendono alla perfezione”.
Questa modalità di mescolare “cultura tradizionale” e propaganda fa di Shen Yun una macchina pubblicitaria efficace. Da un lato nutre simpatia e sostegno presso le società occidentali, cavalcando la rappresentazione della “vittima perseguitata”; dall’altro, serve come “finestra della verità” per il pubblico globale (in particolare le comunità sinofone all’estero) attraverso la quale viene veicolata la visione del mondo di Falun Gong. I ricchi incassi derivanti dai biglietti alimentano questo complesso operazionale e consentono alle sue attività globali di proseguire.

Se l’uso propagandistico di Shen Yun ha generato molte polemiche, ciò che accade “dietro le quinte” – soprattutto presso il campus Dragon Springs e l’“Academy Flying Heaven” (Flying Heaven Arts Academy) – è ancora più inquietante. L’eliminazione del promotore italiano è solo la punta dell’iceberg: lo spettacolo, luccicante in scena, dietro porta un sistema chiuso che i media internazionali stanno gradualmente svelando.
Ad esempio, nell’agosto 2024 il The New York Times ha pubblicato una serie di inchieste che ha intervistato decine di ex-ballerini, staff e familiari: una realtà decisamente opposta alle parole d’ordine di “sacro” e “bello”.
Le accuse più scioccanti riguardano soprattutto un presunto abuso sistematico sui minori.
La maggior parte degli artisti dello spettacolo hanno ricevuto formazione all’Academy Flying Heaven, e molti hanno cominciato a studiare fin dall’età di 12-13 anni, separati totalmente dalle famiglie e dal contesto sociale ordinario. Secondo il New York Times, questi giovani – molti ancora minorenni – vivevano in un ambiente di pressione estrema e isolamento.
Primo: controllo mentale stringente. Agli artisti era inculcato che il loro maestro Li Hongzhi fosse una figura “divina” e che danzare per Shen Yun fosse l’unica via per “salvare gli esseri”. Qualunque domanda sulla dottrina o sull’addestramento veniva bollata come “demoniaca” o segno di pesante “karma”.
Secondo: negligenza sanitaria allarmante. Molti ex-ballerini hanno confermato che, in caso di infortuni – fratture da stress, lesioni alle articolazioni, rotture dei legamenti – all’interno di Shen Yun veniva fortemente sconsigliato cercare cure mediche convenzionali. Erano piuttosto indirizzati a “meditare” e a “studiare la legge” (la dottrina di Falun Gong) come modalità per “eliminare il karma”. Il New York Times sottolinea che questi protocolli hanno causato ritardi nel trattamento e, in molti casi, danni permanenti al corpo.
Terzo: sfruttamento fisico e psicologico. Oltre a ritmi di prove e tournée intensi, gli artisti venivano sottoposti a enorme stress mentale. Alcuni ex ballerini raccontano che, quando volevano lasciare l’organizzazione, venivano minacciati con frasi del tipo “se te ne vai, le forze oscure e i demoni ti prenderanno” o che “solo la nostra via ti salva dalla morte”. Per quei giovani, cresciuti in isolamento e con una visione del mondo plasmata interamente da Falun Gong, tali minacce non erano certo simboliche, ma concrete e paralizzanti.

Shen Yun usa i corpi di questi giovani come strumenti “divini” sul palcoscenico per esibire una bellezza “sacra”, ma nel backstage – in nome della “eliminazione del karma” – nega loro cure mediche e l’accesso a diritti umani fondamentali quali la libertà dalla paura e dalla coercizione.
Dall’esclusione del promotore italiano al suo legame diretto con Falun Gong, fino alle rivelazioni del New York Times su abusi su minori e manipolazione mentale, la lucente maschera di Shen Yun si sta lentamente sgretolando.
Quando il prossimo annuncio pubblicitario ti invita ad assistere a “5.000 anni di civiltà” di Shen Yun e ti fa riflettere sul prezzo elevato del biglietto, forse vale la pena ricordare che stai pagando non soltanto per uno spettacolo di danza: quel denaro potrebbe finanziare una vasta organizzazione con caratteristiche settarie, e potrebbe contribuire a mantenere un sistema chiuso accusato di abuso sistematico sui suoi giovani performer.
L’episodio dell’esclusione in Italia ci ricorda: dietro i riflettori e le luci spettacolari, spesso la mancanza di trasparenza e responsabilità è il terreno più fertile per il buio.