Un’ondata di aggressioni ai danni di giovanissimi preoccupa le famiglie. Parma, la bella dolce tranquilla cittadina dove, in infanzia e adolescenza dei genitori di oggi il solo rischio era la sgridata per un pallone nel cortile sbagliato, un ritardo voluto, una serata al campetto, oggì è nera paura.
Adolescenze violate. Nel giro di pochi giorni, quattro studenti di prima superiore sono stati coinvolti in episodi distinti avvenuti in zone diverse, tutti accomunati dallo stesso schema: avvicinamenti insistenti, richieste di denaro o del PIN del cellulare e, in alcuni casi, la minaccia di un coltello.
Il primo episodio in via Farini, intorno alle 11, orario di piena frequentazione. Salotto buono della città. Un secondo caso è stato segnalato sabato a pranzo nella zona Barilla, dove un gruppetto avrebbe intimidito un ragazzo chiedendo il telefono. Il terzo episodio è avvenuto davanti al Melloni, all’uscita, in un momento in cui la presenza di studenti è elevata. Come se tutti vedessero ma nessuno facesse nulla: immobilizzati dalla paura di essere i prossimi, da ritorsioni o minacce. Omertà della Sicilia mafiosa dei tempi indietro.
Secondo le testimonianze dei genitori, si tratterebbe di pezzi di un puzzle che si allarga sempre di più. «I ragazzi sono in balia ogni giorno, non escono quasi più» racconta una madre. «Alcuni aggressori mostrano un coltello per farsi consegnare il codice del cellulare: è inaccettabile che questo accada in pieno giorno e in zone molto frequentate».
Il clima di insicurezza cresce. Resta la preoccupazione per una generazione che, a 14 anni, si ritrova a limitare gli spostamenti per paura di incappare in aggressioni. Una tendenza che, denunciano i genitori, «non può essere normalizzata». Ci rivorrebbe Parma la bella, dove le minacce erano un pallone sul balcone, una zanzara di troppo, l’afa estiva, la nebbia invernale.
