Un’unica aorta costruita su misura e impiantata in un paziente piemontese di 76 anni con un danno irreversibile per dissezione e dilatazione dell’arteria. L’hanno realizzata due équipe dell’ospedale Maggiore di Parma, lavorando fianco a fianco e disegnandola come se fosse un abito sartoriale, prevedendone tutte le caratteristiche con una progettazione in 3D sulla specifica anatomia del 76enne. Tornato a Parma per un controllo due settimane fa, è stato confermato il pieno successo del trattamento e una buona prospettiva di salute. Lo rende noto l’ospedale.
“E’ stato necessario – informa una nota – uno studio accurato su dimensioni, misure e caratteristiche estratte dall’analisi delle immagini Tac e la realizzazione di prototipi in 3D con tanto di dettagli per il collocamento delle aperture necessarie a garantire il flusso di sangue verso i principali rami diretti agli organi. Poi è stata la volta della simulazione realizzata a Londra e della realizzazione commissionata in parte in Germania e in parte in Australia, a due studi ad elevata specializzazione. La Tac, in questo percorso, non è stata quindi solo uno strumento di diagnosi, ma la base sulla quale costruire il progetto dell’intervento, elemento particolarmente importante nelle aree del corpo umano in cui l’anatomia è molto complessa. A questo punto, il trattamento è stato programmato in due fasi per il superamento di un quadro complesso definito “sindrome mega-aortica”.
È questa la chiave di un percorso chirurgico realizzato al Maggiore di Parma sul paziente colpito da una grave dissezione aortica, una lacerazione – e dunque un critico indebolimento – dello strato interno del più grande vaso sanguigno del corpo umano, che dal cuore si sviluppa attraverso torace e addome.
“La prima tappa dell’intervento è cardiochirurgica: realizzata il 20 aprile – sottolineano dall’ospedale Maggiore – ha comportato una delle procedure più complesse della disciplina: la sostituzione della valvola aortica, dell’aorta ascendente, dell’arco aortico e di parte della aorta discendente con la ricostruzione dei vasi che portano il sangue a cervello e arti superiori. “Con l’adozione di questo tipo di protesi di nuova concezione, introdotta di recente nel campo della cardiochirurgia, abbiamo semplificato un intervento di altissima complessità – afferma con soddisfazione Andrea Agostinelli, riferimento della Cardiochirurgia per il progetto – . Per affrontare una patologia che coinvolge tutta l’aorta, cardiochirurghi e chirurghi vascolari abbiamo progettato insieme, fin dall’inizio, un unico percorso di cura. E la protesi ibrida ‘su misura’ ha rappresentato la risposta tecnica più adatta”.
Un cambiamento culturale verso la medicina di precisione costruendo tecniche, protesi e percorso terapeutico intorno alla persona. Durata sei ore e realizzata con l’ausilio della macchina cuore-polmone che pompa il sangue all’interno del corpo, questa prima tappa ha preparato il terreno per la seconda: il completamento della sostituzione del vaso malato con la protesi ‘su misura’ che ha avuto luogo il 7 luglio nella sala della Chirurgia vascolare. “Anche in questo caso l’intervento è lunghissimo, circa cinque ore ed è stato eseguito introducendo la protesi all’interno dei vasi attraverso le arterie degli arti inferiori. £Un ulteriore aspetto significativo e innovativo che ci ha consentito di navigare all’interno dei vasi sanguigni in tempo reale mediante immagini radiologiche” afferma Paolo Perini, riferimento della Chirurgia vascolare per il progetto.
“Il valore di questo caso – riporta la nota – sta nella capacità di integrare competenze, tecnologie e tempi chirurgici diversi all’interno di un unico percorso. Il risultato è un intervento raro per complessità e personalizzazione, nel quale la tecnologia ha permesso di costruire una soluzione intorno alla persona e la collaborazione tra specialità ha reso possibile affrontare la malattia nella sua interezza”.
Hanno partecipato per la Cardiochirurgia guidata da Francesco Nicolini: Andrea Agostinelli, coadiuvato da Bruno Borrello e Filippo Benassi e i medici in formazione Giulia Grassa e Alberto Campailla, con gli anestesisti Cristiana Reverberi e Anna Minardi della Terapia intensiva e cardioanestesia guidata da Silvia Grossi della 1’ Anestesia e rianimazione guidata da Sandra Rossi, i tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria Matteo Pessina e Helen Formaggioni, e le strumentiste Maddalena Parisi e Stefania Digregorio oltre agli infermieri di sala Ugo Di Marzio e Greta Maldini. Hanno partecipato per la Chirurgia vascolare guidata da Antonio Freyrie : Paolo Perini, coadiuvato da Giulia Rossi e i medici in formazione Beatrice Daldoss e Giulia Perina, a cui si aggiungono gli anestesisti Emanuele Paolo Rafano Carnà con la dottoressa in formazione specialistica Virginia Rovacchi della 2° Anestesia e rianimazione guidata da Elena Bignami, la strumentista Pia Tagliente e la infermiera di sala Giulia Perrone.
