Parma Calcio

Ghirardi rompe il silenzio: «Vendere il Parma così in fretta fu il mio errore più grande, ma ho la coscienza pulita»

«Cedere il Parma è stato forse l’errore più grosso che ho fatto». A distanza di anni, Tommaso Ghirardi torna a parlare pubblicamente della sua presidenza e del biennio nero che portò all’addio al club crociato nel 2014 e al successivo, drammatico fallimento. Ospite della trasmissione L’Irriverente, l’ex patron ripercorre le tappe di una ferita ancora aperta per la tifoseria parmigiana, offrendo la sua ricostruzione degli eventi.

Al centro della narrazione c’è la grande delusione per la mancata partecipazione all’Europa League, conquistata sul campo al termine della stagione 2013-2014 ma svanita per questioni amministrative a causa di un’irregolarità legata a 260mila euro. «Ero molto deluso del fatto che la burocrazia non ci avesse permesso di andare in Coppa Uefa – spiega Ghirardi –. Due giorni dopo che avevamo raggiunto il traguardo sul campo, ci comunicarono il problema». L’ex presidente sottolinea come in quella stessa annata il club avesse fatto fronte a circa 13 milioni di euro di adempimenti, inclusi debiti pregressi, per ottenere le licenze UEFA, contestando i tempi e i modi di quella bocciatura.

Fu quella la miccia che fece crollare le motivazioni e spinse l’imprenditore a mollare: «Feci una conferenza stampa dicendo che da quel giorno non avrei più messo soldi nel calcio, soprattutto nel Parma, e che avrei messo in vendita la società». Una decisione frettolosa, ammessa senza filtri: «Ho avuto fretta a venderla e ho scelto la persona sbagliata», riferendosi al passaggio di proprietà all’imprenditore albanese Rezart Taci avvenuto nel novembre del 2014, formalizzato – precisa – dopo aver ricevuto rassicurazioni e garanzie verbali da parte del mondo dello sport e avendo informato i vertici del calcio italiano. L’ex presidente respinge inoltre le voci relative a ipotetici dissesti finanziari personali: «La gente pensa che io abbia abbandonato la società per problemi economici, cosa che grazie a Dio non ho mai avuto. È stata una scelta mia».

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Puntando il dito sulla gestione successiva alla sua uscita, Ghirardi individua nel subentro di Taci la causa principale del tracollo societario, accusando l’acquirente di non aver rispettato gli impegni presi e richiamando a supporto una causa vinta davanti al Tribunale di Milano per inadempimento contrattuale. Sulle spalle dell’allora amministratore delegato Pietro Leonardi, dimessosi nel maggio 2014, l’ex patron ridimensiona le colpe: «Si possono contestare alcune gestioni sportive, ma il vero problema è stato che chi ha comprato dopo di me non ha mantenuto i patti».

Infine, l’affondo sul piano personale e giudiziario, ricordando gli anni trascorsi tra le pieghe delle inchieste sul crac: «Sono stati dodici anni terribili per me e la mia famiglia, ma ho la coscienza pulita, non ho mai fatto nulla in malafede e non ho condanne definitive per responsabilità penali». Ghirardi chiude rivendicando i meriti sportivi e gestionali del settennato iniziato nel 2007: «Fino a quando ci sono stato io, il Parma era una società modello dove tutti volevano venire a giocare, con stipendi e compensi sempre pagati regolarmente».

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