Cronaca

Criptovalute e mafia cinese, trovata la “banca occulta” della malavita: 30 arresti e perquisizioni anche a Parma

C’è anche Parma tra le città coinvolte nell’imponente operazione della Guardia di Finanza che ha portato alla luce una vera e propria “banca occulta” al servizio delle mafie, dalla ’Ndrangheta alla Società Foggiana (la cosiddetta Quarta Mafia). L’inchiesta ha condotto all’arresto di 30 persone (16 in carcere e 14 ai domiciliari) e al sequestro preventivo di beni per un valore totale di 21 milioni di euro, tra contanti, conti correnti, criptovalute, auto, imbarcazioni, gioielli e orologi di lusso.

L’operazione e il raggio d’azione

L’ordinanza di custodia cautelare e il decreto di sequestro, emessi dal G.I.P. del Tribunale di Milano su richiesta della D.D.A. e in coordinamento con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, sono stati eseguiti dai Finanzieri dei Comandi Provinciali di Milano e Monza Brianza, supportati dal SCICO e dal Nucleo Speciale Repressione Frodi Tecnologiche.

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Le operazioni si sono estese anche all’estero:

  • In Spagna: la Policía Nacional ha dato esecuzione a due Mandati di Arresto Europeo.
  • In Svizzera: il Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia ha dato seguito a una rogatoria internazionale per l’arresto di un terzo indagato.

In Italia, oltre 350 militari della Guardia di Finanza — affiancati da unità specialistiche e dall’Anti-Terrorismo Pronto Impiego — hanno perquisito decine di immobili in ben 26 province (tra cui Milano, Monza, Brescia, Torino, Parma,Modena, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria).

La sede a Pero e le connessioni mafiose

L’indagine ha svelato che a Pero (Milano), dietro la facciata di una società di autonoleggio, era stato allestito un hub finanziario clandestino. La struttura faceva capo a tre italiani legati a contesti mafiosi: due referenti della ’ndrangheta crotonese (già condannati nei processi Infinito e Aemilia) e un esponente del clan dei Casalesi. L’organizzazione si avvaleva inoltre del supporto di complici cinesi e albanesi, creando una rete transnazionale ad altissima efficienza.

Il meccanismo della frode in 4 fasi

L’organizzazione offriva un servizio completo di riciclaggio e azzeramento del carico fiscale attraverso un sistema articolato:

  1. Raccolta del contante: La “banca” riceveva enormi somme liquide da due cittadini cinesi (provenienti da evasioni fiscali) e da un referente calabrese (oltre 5 milioni generati dal narcotraffico). In cambio, i fornitori ricevevano criptovalute o bonifici verso conti in Asia e nelle Americhe.
  2. Emissione di fatture false: Tramite una fitta rete di società “cartiere” intestate a prestanome (situate principalmente in Lombardia e Campania), venivano emesse fatture per operazioni inesistenti a favore di imprese compiacenti (edilizia, logistica, servizi). Queste ultime riducevano così il proprio imponibile fiscale.
  3. Retrocessione del denaro: Una volta ricevuti i bonifici dalle aziende clienti, l’organizzazione restituiva loro l’importo in contanti (al netto di una commissione compresa tra il 2% e il 5%).
  4. Riciclaggio estero e criptovalute: I fondi rimasti sui conti delle società cartiere venivano trasferiti su conti esteri (Lussemburgo, Lituania, Germania) e poi convertiti in criptovalute dirette ai wallet dell’associazione criminale. Lo stesso canale veniva impiegato per pulire i proventi di truffe online (phishing).

I numeri dell’inchiesta e la talpa in Tribunale

Gli approfondimenti investigativi hanno ricostruito false fatturazioni per oltre 110 milioni di euro e trasferimenti all’estero per circa 68 milioni.

I reati contestati sono aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare le cosche: parte dei proventi serviva a finanziare un vero e proprio “fondo di solidarietà” per i detenuti della ’ndrangheta, oltre che a fornire armi e veicoli alla Società Foggiana.

L’inchiesta ha infine fatto emergere gravi episodi di corruzione:

  • Un dipendente del Tribunale di Milano, insieme a un avvocato, accedeva abusivamente ai sistemi informatici per soffiare agli indagati notizie sulle indagini in corso.
  • Un ex finanziere è accusato di aver intascato denaro da un indagato cinese in cambio di soffiate riservate e promesse di agevolazioni su cartelle esattoriali.
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